
Con il tentativo di inasprire le condizioni d’accesso al servizio civile, il Consiglio federale e il Parlamento sferrano un attacco frontale alla tenuta del nostro Paese e puniscono chi desidera assumersi delle responsabilità a favore della collettività.
Tra i servizi di importanza sistemica garantiti nell’ambito del servizio civile figurano anche quelli a tutela dell’ambiente. Centinaia di civilisti sostengono ogni anno aziende agricole di montagna e diversi enti nel mantenimento dei pascoli, nel contenimento dell’avanzata del bosco, nella cura di biotopi e nella gestione di specie invasive. Si tratta di lavori manuali, spesso faticosi, ma essenziali per la salvaguardia e valorizzazione del nostro territorio.
Ridurre del 40% le ammissioni al servizio civile – dimezzandone in pratica gli effettivi – avrebbe conseguenze pesanti non solo per l’ambiente, ma anche per le regioni periferiche. Il contributo dei civilisti è determinante per mantenere in equilibrio i servizi che una natura in salute ci offre: acqua potabile pulita, protezione contro eventi meteorologici estremi, produzione di alimenti locali di qualità. Al tempo stesso, il loro lavoro mantiene vive e vivibili le zone di montagna, rafforzando il settore primario e preservando paesaggi rurali vivi e accoglienti.
In un contesto storico segnato da crisi multiple e da un crescente sfaldamento del tessuto sociale, indebolire il servizio civile significa colpire la coesione nazionale e disfare una prassi consolidata che rappresenta un’alternativa pacifica (e di utilità pubblica) al servizio militare. Chi crede in un Paese forte, solidale e capace di garantire sicurezza in tutte le sue forme, non solo quella militare, firmi il referendum in corso!
Rocco Vitale, Giovani Verdi

