
La questione dei rustici è un tema delicato, dibattuto in modo acceso nel nostro Cantone da almeno trent’anni. Dagli anni ’80 si sta in effetti cercando una soluzione soddisfacente (base legale) ad un problema che è essenzialmente culturale. La corsa agli edifici rurali, la speculazione sul terreno edificabile e l’intenso sfruttamento del territorio degli anni ‘70 e ’80 hanno imposto in tutta la Svizzera una regolamentazione affinché potessero essere preservate le zone verdi e agricole e non si edificasse a casaccio un po’ dappertutto. Nel nostro Cantone, l’applicazione di queste disposizioni di diritto federale non è stata indolore, specie nella gestione delle ristrutturazioni dei rustici situati fuori dalla zona edificabile. Ciò ha causato anni di discussioni, di polemiche, di interminabili esercizi tecnici, giuridici e politici, in bilico tra amore per la propria terra, legalità, cultura, storia e, occorre pur dirlo, anche abusivismo. Dopo l’approvazione da parte del Consiglio federale della scheda n. 8.5 del PD (nel gennaio 2002), il Cantone ha promosso gli studi necessari per inserire in un Piano di utilizzazione (PUC-PEIP) le necessarie disposizioni relative ai paesaggi al cui interno figurano edifici degni di protezione. La complessità della materia, e l’atteggiamento rigido dell’autorità federale che si è espressa in modo critico sul progetto di PUC posto in consultazione nel 2006, ha condizionato la conclusione di questi lavori. Sulla base della proposta elaborata dal Dipartimento del territorio, lo scorso 26 maggio il Consiglio di Stato ha comunque potuto adottare il Piano di utilizzazione che è stato trasmesso per approvazione al Gran Consiglio. Il PUC-PEIP consolida a livello cantonale la possibilità di trasformare i rustici concessa dalla legislazione federale. È utile ricordare che, con l’approvazione della scheda di PD, nel 2002 il Consiglio federale aveva ribadito che per la trasformazione (cambiamento di destinazione) degli edifici fuori zona edificabile sono necessarie due condizioni cumulative: la classificazione dell’edificio come 1a (meritevole di protezione) nell’inventario degli edifici fuori zona edificabile (IEFZE); la verifica che il paesaggio nel quale è situato l’edificio sia posto sotto protezione. La prima condizione può essere verificata da tempo con relativa facilità, grazie in particolare al grande lavoro svolto dalla maggior parte dei Comuni ticinesi con l’allestimento dei loro inventari. Per quanto riguarda invece la definizione dei paesaggi da porre sotto protezione, considerati gli sforzi già intrapresi dai Comuni in questo specifico settore, il Consiglio di Stato ha ritenuto che gli oneri rimanenti dovessero essere assunti dal Cantone, a livello operativo e finanziario. Per soddisfare le richieste federali, il Consiglio di Stato ha pertanto istituito una speciale Commissione, presieduta da Bruno Lepori (a quel tempo Sindaco di Capriasca) e nella quale erano rappresentati i Comuni, le Regioni, le Commissioni consultive del Consiglio di Stato in materia di tutela del paesaggio e dei beni culturali e i servizi interessati del Dipartimento del territorio. La Commissione si è occupata di analizzare la situazione, approfondire il tema in chiave territoriale e proporre la delimitazione dei paesaggi degni di ospitare i rustici protetti. Questa proposta è stata consolidata dal Dipartimento del territorio nel Piano di utilizzazione cantonale posto in consultazione, come detto, durante il 2006. Nell'ambito della procedura d'informazione e partecipazione ci sono pervenuti 130 contributi, dei quali 42 da parte di Comuni, 7 da Enti o Associazioni, 80 da parte di cittadini o persone giuridiche e una da parte dell’Ufficio federale dello sviluppo territoriale (ARE). Le osservazioni dei Comuni vertono, in generale, sulla delimitazione a livello del loro rispettivo territorio (molti Comuni ritengono l’estensione dei paesaggi insufficiente), sugli aspetti normativi (norme tropp
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

