Cerca e trova immobili
Ospiti
Tiziano Galeazzi: Topoloni e formaggio, molto rumore per nulla
Redazione
16 anni fa

In questi giorni se ne sono lette di tutti i colori. Ad un tratto, quasi tutti si sono sentiti vittime di fronte alla cartellonistica apparsa nel Cantone Ticino. Tra questi, persone che appartengono a partiti e a ideologie politiche che ancora oggi mietono vittime nel Mondo. Prendiamo, ad esempio, il partito comunista ticinese che, per voce del suo coordinatore, strilla allo scandalo al razzismo e alla xenofobia , quando dovrebbe guardare cosa succede in Corea del Nord (a conduzione comunista), all’interno dei gulag e dei campi di concentramento da poco portati alla luce da Amnesty International con migliaia di vittime quotidiane. Davanti a questa campagna dai forti contenuti, che ha suscitato clamore e, per alcuni, vergogna, val la pena fare un po’ meno le “vergini in sala parto” e chiederci perché siamo arrivati a tanto, che non è solo per le problematiche connesse a tre temi specifici, cioè perdite di posti di lavoro e dumping salariale, aumento dei frontalieri e della criminalità transfrontaliera, e attacco indiscriminato al nostro sistema bancario e fiscale da parte del Ministro dell’economia italiano Giulio Tremonti. Oramai i toni delle campagne pubblicitarie, che siano di partito o meno, raggiungono livelli d’impatto più forte verso i cittadini che verranno chiamati alle urne. Il vecchio e classico messaggio promozionale non passa più, per colpire la gente è necessario utilizzare stimoli molto più decisi, basti pensare alla campagna vista in occasione della votazione sull’Assicurazione invalidità, quando gli iniziativisti usarono foto di persone drammaticamente colpite da infortuni o malattie congenite. Non voglio però perdermi nel campo dei pubblicitari, visto che non è la mia professione, ma solo spendere alcune parole in merito al “molto rumore per nulla” come direbbe William Shakespeare, montato ad arte da coloro che hanno sfruttato questa campagna per tentare di mostrarsi come cavalieri “senza macchia e senza paura”. Oltre al partito comunista ticinese, quello pippidino, ci si è messo anche il partito socialista, ovviamente seccato per aver perso il Dipartimento dei trasporti in Consiglio Federale, che ha riversato la sua bile e la sua collera sul problema “topoloni”. Così hanno fatto alcuni sindacati ticinesi, che da una parte fan credere ai lavoratori ticinesi e residenti di essere protetti e privilegiati, mentre dall’altra organizzano pulmini per i frontalieri che vengono in Svizzera, per finire, non contenti, ad aprire sportelli nella vicina Penisola e a pubblicare annunci di lavoro sui loro giornaletti sindacali. Allora, vogliamo dire da che parte stiamo? Arrivano poi le interviste fatte ad alcuni ticinesi ex politici (ex, per aver difeso personaggi italiani poco raccomandabili, qualche anno fa) che, in veste di “ambasciatori dell’integrazione” maledicono coloro che hanno finanziato la campagna del topo e del formaggio. Passiamo poi alla nostra diplomazia federale e cantonale, che di scaltrezza e opportunismo peccano come non mai. L’ambasciatore svizzero a Roma si è precipitato dal Ministro degli Esteri italiano scusandosi per questa pubblicità, dimenticandosi però che lo stesso Frattini qualche mese fa ci aveva ridicolizzato in tutto il mondo, bacchettandoci sulle dita per aver proibito l’entrata nello “squancassato” spazio Schengen di 182 cittadini libici compresi i famigliari di Gheddafi. Dopo qualche giorno di broncio federale per l’offesa ricevuta dal Ministro italiano, ecco che il nostro bravo Esecutivo federale ”molla l’osso” (non è il gioco a premi sulla RSI a mezzogiorno) e si sgonfia come un palloncino da festa campestre. L’anno scorso il Ministro italiano dell’Economia Giulio Tremonti ci ha letteralmente presi a pesci in faccia, dandoci dei “mafiosi” e dei “ladroni” (ha paragonato la Svizzera e gli svizzeri alla caverna di Alì Babà e i 40 ladroni), in merito alla questione del segreto bancario e della fiscalità. Oggi, tanto per restare in tema, siamo presenti in una l

© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata