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Tiziano Galeazzi: Svizzera, UE e bilaterali: trattare con autorevolezza
Redazione
16 anni fa

Da alcuni mesi assistiamo a un crescente dibattito sugli accordi bilaterali con l’Unione Europea. Il dilemma sta nel decidere se mantenerli allo stato attuale, ovviamente con i dovuti aggiornamenti, se sostituirli con un accordo quadro generalizzato oppure se decidere, con votazione popolare, di aderire all’UE. Ad una conferenza stampa nel mese di luglio, abbiamo assistito ad un “teatrino” ben orchestrato dalle Ministre Calmy Rey e Leuthard dove, per semplice calcolo politico-elettorale, in vista delle elezioni federali del 2011, hanno espresso alla popolazione svizzera (a denti stretti e contro voglia) una posizione favorevole alla via “bilaterale”, così come intesa oggi. Mi è difficile pensare che la Ministra socialista, che nella sua carriera politica ha sempre sostenuto l’adesione della Svizzera all’Europa, oggi si sia ricreduta e, contrariamente al PSS, appoggi gli accordi attuali. Ha sostenuto le aperture delle frontiere (Schengen), rendendo i nostri confini nazionali un colabrodo e una vera manna per la criminalità transfrontaliera. Dopo questa uscita ministeriale, sono andato a rileggermi la cronaca di fine maggio scorso, dove il PS ticinese, in una conferenza stampa, ha dichiarato pubblicamente i suoi programmi e l’impostazione della futura campagna elettorale. I punti principali: entrare nell’UE per contrastare l’indirizzo neoliberista (!), nazionalizzare le banche e le industrie farmaceutiche svizzere (mah!), governare l’economia (capitalismo di stato), considerare il territorio bene pubblico (quando perfino la Repubblica Popolare Cinese è arrivata a riconoscere la proprietà privata da un decennio). Certo che, tra vertici nazionali, consiglieri federali e sezioni cantonali, nei socialisti spicca una coerenza esemplare! Dall’altra parte, in casa PPD nazionale, si intravvede un comportamento analogo. Questo partito, considerato di “centro-conservatore”, nelle ultime legislature ha dimostrato di comportarsi, su temi fondamentali per la Nazione, come una “barchetta in balia dei venti”. Alcuni esempi sono arrivati dalla mancata salvaguardia del segreto bancario e ora dalle tensioni sulla fiscalità tra Europa e Svizzera, dove appaiono totalmente assenti dal dibattito. Tema, quest’ultimo, che nei prossimi mesi ritornerà sui tavoli dei politici cantonali e federali. Ora la Ministra democristiana sorprendentemente difende i bilaterali, per opportunismo politico, ma sappiamo bene che è sempre stata una persona favorevole all’adesione europea. Chiaro è stato il suo messaggio lanciato durante il primo di agosto di quest’anno in Ticino. Chi è stato attento alle parole “presidenziali”, è riuscito a cogliere le sue vere intenzioni verso la Comunità Europea nel prossimo futuro. Tutto questo non deve trarre in inganno il cittadino-elettore perché, dietro queste cortine fumogene, ci sono calcoli elettorali sia a livello nazionale che cantonale. In Ticino la situazione è lampante per i democristiani. Obiettivo è trovare elettori in più a scapito del PLRT e della Lega. Però, per ottenere questo, sono obbligati a cavalcare il malumore dei ticinesi, i quali devono subire ogni giorno la crescita dell’occupazione lavorativa transfrontaliera a scapito dei ticinesi stessi. Ma con questa confusione di schieramenti all’interno degli stessi partiti, come potremo affrontare di nuovo i dossier europei? Riprendendo il discorso dall’inizio, ovviamente scarterei l’adesione all’UE e l’accordo quadro, che non è nient’altro che l’anticamera dell’adesione, semplicemente “narcotizzata”. La via bilaterale potrebbe essere ancora la soluzione meno peggio per la Svizzera, ma non come intesa fino ad ora. Troppo abbiamo concesso. Chi ha sottoscritto gli accordi con l’UE, l’ha fatto ingannando i cittadini di questa Nazione. Un esempio lampante è l’accordo sulla libera circolazione che, così applicato, ci penalizza non poco. E’ mancato il calcolo dei rischi con le rispettive conseguenze, che oggi viviamo sulla pelle di tutti, dai posti di lavoro persi, al dumping salariale, all

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