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Tiziano Galeazzi - Referendum accordi fiscali: siamo al giro finale
Redazione
14 anni fa

La raccolta firme per il referendum contro gli accordi fiscali promossa dall’ASNI e sostenuta attivamente dalla Lega dei Ticinesi e dalla Sezione UDC Ticino, prosegue con entusiasmo, almeno in Ticino, sebbene il periodo estivo sia sempre penalizzante. Personalmente seguo in prima linea (in bancarella) e devo ammettere che sempre più persone si avvicinano a chiedere informazioni e a sostenerci nell’azione che è in corso, appoggiandoci poi con la loro firma. L’esperienza trascorsa tra la gente, in queste settimane estive, mi ha in qualche modo arricchito personalmente e turbato in alcune occasioni per racconti a dir poco tristi e vergognosi.Persone che hanno perso il lavoro per essere sostituiti da frontalieri e non solo nei classici mestieri che i “ticinesi non vogliono fare più o non hanno mai fatto” (secondo alcune prese di posizioni OCST nel campo edile o da statistiche ufficiali) ma quello che è grave è l’elevata presenza nel settore terziario, specie in banca, fiduciarie ed assicurazioni. Ebbene i “colletti bianchi ticinesi” stanno scomparendo per essere sostituiti con colletti bianchi italiani “bocconiani” che non necessitano nemmeno più di sapere le tre lingue nazionali svizzere o avere un background bancario svizzero(apprendistato bancario, allround) orientato al “silenzio e alla discrezione”. Basti andare a pranzo in centro a Lugano e ascoltare alcune discussioni tra i tavoli, poco discrete fatte sulla clientela, per capire che i signori seduti non sono “indigeni” e non hanno un minimo interesse a salvaguardare il segreto d’ufficio e la privacy clientelare. Tornando al Referendum, l’obiettivo principale che ci siamo posti era di raccogliere circa 8'000 firme, corrispondenti almeno a 2/3 delle persone che lavorano nel settore bancario e parabancario ticinese. Contiamo, con un cauto ottimismo di raggiungere in Ticino questo risultato entro il 15 settembre, poi tutte le firme andranno al Comitato ASNI per le spedizioni alle cancellerie comunali svizzere. Da quanto ci risulta vi sono stime che ci indicano un globale di 38'000 firme già raccolte e questo fa ben sperare in un “rush finale” di coloro che erano in vacanza e che sono da poco rientrati. Da una parte a nostro favore giocano, ahimè, le “figuracce del Consiglio Federale” che stiamo incassando all’estero, (specie con la Germania) con la nostra Ministra delle Finanze e Presidente della Confederazione Widmer Schlumpf. Questo porta ancor più la gente a sostenere il Referendum, perché si è resa conto che siamo divenuti, come Svizzera, lo “zimbello” dell’Unione Europea e degli USA. Le persone con le quali abbiamo avuto contatto in piazza, raccogliendo le firme, sono rimaste tutte sconcertate dalle figure imbarazzanti e dalla debolezza che fino ad oggi il nostro Governo federale ha dimostrato. Se poi aggiungiamo le affermazioni indiscriminate del nostro Ambasciatore svizzero a Berlino, che si è permesso di sottolineare, ad una trasmissione televisiva tedesca, che il “segreto bancario svizzero ha favorito l’evasione”, allora c’è poco da star allegri. Chi ci gioca contro sono le grosse banche svizzere consapevoli che anche se dovessero tagliare migliaia di posti di lavoro in Svizzera e perdere capitali gestiti in fuga per altri “lidi meno servizievoli” all’OCSE, andrebbero comunque a recuperare il “core business”(affari principali e redditizi) nei nuovi mercati emergenti come l’Estremo Oriente. il Medio Oriente e senza dimenticare l’Africa. Non vi sono solo le grosse banche ma pure banche medie e molte categorie di associazioni. Tutte sicure e convinte che con questi accordi la Svizzera avrà solo da guadagnarci. Peccato smentirli, già solo con il fatto che iniziano ad uscire le prime cifre di bilancio delle banche e già si intravvedono minori patrimoni gestiti. La conseguenza immediata ovviamente sarà il licenziamento di parte dell’organico. Qualcuno sostiene che oramai il “buco nella diga” è stato fatto ed ora la diga

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