Cerca e trova immobili
Ospiti
Tiziano Galeazzi: Mamma, ho perso gli europeisti
Redazione
16 anni fa

“Mamma, ho perso gli europeisti” è il titolo preso dal celebre film americano “Mamma, ho perso l’aereo”, solo che l’Europa non ha perso l’aereo, ha perso i soldi! Com’era prevedibile da anni, si è arrivati alla resa dei conti e i debiti sono arrivati, su un piatto d’argento, alla mensa della bella Europa. Oggi possiamo dire di averla scampata bella, grazie al sonoro rifiuto popolare in occasione del referendum per l’entrata nello Spazio Economico Europeo (SEE), alla fine del 1992. A quei tempi, i promotori dell’iniziativa martellavano la popolazione con proiezioni catastrofistiche, che ci avrebbero colpiti se non fossimo entrati a far parte dell’anticamera dell’UE. Secondo loro, non saremmo sopravvissuti un decennio. Vent’anni dopo, eccoci qua vivi e vegeti, con un’economia giudicata, di questi tempi, la migliore d’Europa e un tasso di disoccupazione contenuto, tra il 4.5% e il 5.5%. In Europa, invece, la Germania, per salvare la “baracca”, dovrà pagare gran parte dei debiti della Grecia, con una prima iniezione di circa 23 miliardi di euro, cifra che tireranno fuori, per la stessa causa, Francia, Olanda e Belgio, per non parlare delle altre minacce all’orizzonte, rappresentate da Portogallo, Spagna, Italia e Irlanda. Ahimè, non penserete davvero che tutto sia finito così facilmente, con i primi interventi monetari e il varo del mega pacchetto di sostegno anti crisi da 770 miliardi di euro deciso domenica 9 maggio. Come sosteneva qualche giorno fa un economista italiano intervistato dalla nostra RSI: “ E’ come vedere un gatto mordersi la coda. Il problema è solo rinviato nel tempo, ma non risolto. Ci vogliono riforme europee vere e reali e smetterla di barare sui bilanci pubblici”. Prendiamo per esempio l’Italia, con un rapporto del debito pubblico/PIL (Prodotto Interno Lordo) stimato tra il 115% e il 118%, una disoccupazione prossima al 9%, un carico fiscale per persona fisica del 46.5% (fonte OCSE) e un fabbisogno di liquidità di 110 miliardi di euro solo per rimborsare i titoli di stato a fine 2010, più relativi interessi. Ecco allora in parte svelata la fretta del Ministro Tremonti di fare lo scudo fiscale e poter incassare qualche euro velocemente. Ma se questa è la situazione italiana, come mai potranno essere messi gli altri Paesi europei? Che mi dite delle nazioni dell’Est entrate da poco nel Club? Veniamo a noi in Svizzera. Strano, ma da quando è scoppiata la “bolla Continentale”, dei grandi ammiratori dell’UE non vi è più traccia. Dove sono finiti i fondatori e/o membri del “Club Helvetique” o del NUMES (associazioni filoeuropee), come i signori Dick Marty e Jacques Ducry? Con diversi socialisti, radicali e verdi svizzeri, grandi paladini dello slogan “Svizzera subito in Europa”, accompagnati dai sostenitori dei trattati bilaterali, (a senso unico però) poi di Schengen e Dublino e del famoso fondo di coesione miliardario ai Paesi dell’Est, come la parlamentare nazionale ticinese Chiara Simoneschi Cortesi o il Presidente del PLR svizzero Fulvio Pelli. Tutti ansiosi, con tanto di bandierine e trombette, di poter entrare al più presto nella “grande famiglia europea”, dove avremmo contato come il due di briscola e pagato i debiti degli altri. Guarda caso però, oggi siamo chiamati anche noi svizzeri alla cassa, finanziando al Fondo monetario internazionale dai 6 agli 11 miliardi di franchi, i quali andranno nel pacchetto “salvaeuropa”. Oltre a ciò, l’Austria ha ancora il coraggio di insultarci e invitarci minacciosamente, come qualsiasi stato europeo, a sborsare ulteriori soldi per salvare coloro che hanno mal amministrato e falsato conti e bilanci pubblici negli anni passati. Vergogna! Le possibilità del silenzio da parte dei nostri euro illusi-politici sono due. La prima, che per mero opportunismo politico, e a poco più di un anno dalle elezioni federali, a costoro paia più opportuno non parlare di Europa, evitando così una scoppola elettorale tale da ricordarla ancora nel 2050. La seconda, meno probabile, che si stiano ricredendo, che così co

© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata