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Tiziano Galeazzi - La festa è finita ma nessuno si preoccupa
Redazione
12 anni fa

Piazza finanziaria e città: la festa è finita ma nessuno si preoccupa

La calma prima della tempesta? Forse sì o forse no. Per alcuni, i più ottimisti, il futuro del settore terziario e, in particolare, tutto quanto ruota intorno a banche, gestori patrimoniali, fiduciarie e studi commerciali, non sarà cosi nero. Ma per altri, la “tempesta” è dietro l’angolo.

Basta guardare un po’ le tabelle sui preventivi della città per il 2014. Senza saper né leggere né scrivere, le cifre, impietose, parlano chiaro. Da metà anni 2000 ad oggi, gli indotti generati dal settore finanziario sono calati di circa il 70%. In soldoni,vi è stato un caloda50 milioni ca. a 13 milioni e mezzo di franchi.

Cifre a dir poco sconvolgenti, perché certi indotti non li vedremo più, nelle casse cittadine. Inutile sperare che il settore bancario si possa riprendere e, questo, per una miriade di fattori che troppe persone stentano a riconoscere. Primo fra tutti, la continua emorragia di clientela che, a poco a poco, lascia i nostri istituti di credito sia per volontà propria, sia obbligata.

Altro punto fondamentale sono i risultati dei mercati finanziari e le conseguenze dirette sugli utili tassabili. Un altro ruolo di non poca importanza il futuro degli accordi a cui la Svizzera dovrà presto sottostare, come lo scambio d’informazioni dell’OCSE (a meno che non venga bocciato alle Camere) o il presunto accordo fiscale con la vicina Italia. Tutto ciò, ovviamente, non fa sperare in niente di buono e molti clienti con grossi capitali hanno sicuramente provveduto a lasciare il nostro Paese per altri lidi più discreti e meno propensi a cedere cosi facilmente.

Su questa situazione, la città di Lugano e varie associazioni di categoria si sono incontrate e hanno in qualche modo provveduto a informare. Però, non è stato fatto quasi nulla di concreto. Mancano risultati tangibili. Grazie a questi incontri, secondo gli attori chiamati in campo, avremmo assistito a svolte epocali del concetto bancario, oppure all’affacciarsi di alternative all’odierno private banking o a uno sviluppo del settore “trading di materie prime”.

Dove sono i primi risultati? Che fine hanno fatto tutte queste belle intenzioni?

Ebbene, l’unico dato concreto è il fatto che le banche continuano a licenziare in silenzio e a piccoli gruppi, per passare inosservate, che alcuni istituti si stanno “fondendo” assieme,che il “core business” resta sempre il medesimo e che di nuove entrate in termini di tasse provenienti da nuovi settori specifici, non c’è neanche l’ombra.

Ho la netta sensazione che stiamo sottovalutando la gravità della situazione e che, ben presto, ci ritroveremo impreparati e ovviamente senza soldi, con sempre più uscite di bilancio e aumenti di moltiplicatore (perché il previsto 80% sarà solo l’inizio) e tasse in agguato.

Non bastano più le tavole o tavolotte rotonde tra amici, bensì piani strategici coordinati con il resto della Svizzera e del Cantone.

Non sono in gioco solo le finanze luganesi, bensì quelle di tutto il Ticino. Se ne sono accorti persino negozianti, ristoratori, commercianti e fornitori di beni con i loro fatturati in diminuzione continua.

Gli specialisti cosa fanno?

Dormono?

Tiziano Galeazzi, consigliere comunale UDC Lugano

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