
Negli ultimi anni le urne hanno parlato chiaro: le decisioni sono andate nella direzione di proteggere chi è già in pensione.
Abbiamo infatti assistito all’accettazione di oggetti federali e cantonali quali la 13esima AVS, l’abolizione del valore locativo e la neutralizzazione delle stime immobiliari. Tutti oggetti a senso unico, che rafforzano ulteriormente la tutela dei pensionati proprietari di casa.
In una situazione sociodemografica come quella del cantone Ticino, in cui per ogni pensionato ci sono 3 lavoratori, essere attrattivi come “Sonnenstube” in cui vivere durante i giorni di meritata pensione per gli amici d’oltralpe, potrebbe non essere la migliore delle strategie.
Soprattutto se viene a mancare il patto sociale intergenerazionale che mantiene in funzione, seppur scricchiolando, il finanziamento delle rendite AVS. Patto che i giovani ticinesi stanno dimostrando di non voler rinnovare a questo giro. Sempre più spesso, chi parte per studiare o lavorare in Svizzera interna decide di non tornare.
Niente in contrario a farsi l’esperienza in Svizzera interna. Anzi, crediamo che esattamente come le mucche si cimentano in una impegnativa transumanza per arrivare all’alpeggio estivo, in modo da produrre il latte migliore, anche noi ticinesi abbiamo intrinseca nella nostra cultura la parentesi d’oltralpe, per fare esperienze importanti, ma prima o poi bisogna far rientro in fondo valle.
Un ticinese che si sposta oltre i confini cantonali rimarrà sempre un ticinese, ma i suoi figli, cresciuti altrove, non lo saranno più nello stesso modo. Dopo la scolarizzazione del primo figlio, il rientro in Ticino diventa estremamente difficile. Dovremmo creare i presupposti per cui il Ticino diventi attrattivo prima della scolarizzazione del primo figlio. Per questo sono necessari fondi e crediamo sia opportuno che ai prossimi appuntamenti elettorali, sia la parte della società con qualche capello grigio in più a concedere qualcosa, per rendere il cantone un luogo attrattivo per le nuove famiglie.
Guardando a quanto succede, non crediamo più alla retorica per cui i 40enni di oggi non avranno una pensione arrivati ai 65. Il sistema di voto premia la maggioranza e, siccome la maggioranza è composta da persone vicine o già in pensione, si assiste sempre di più a un’inevitabile “over-tutela” e rappresentanza di una certa fascia di età, che sta dimostrando di avere la forza elettorale sufficiente per poter far pendere l’ago della bilancia di qualsiasi votazione a proprio favore.
La preoccupazione per cui in futuro non dovrebbe più esserci una pensione ci sembra improbabile, esattamente per il modo in cui la democrazia diretta funziona. Più che una pensione, in futuro ci chiediamo se esisterà ancora una gioventù in questo cantone.
Comitato dei giovani verdi liberali Ticino

