
Il Cantone non decide più. Ogni rinvio aumenta il peso sui cittadini e indebolisce la competitività del territorio. La politica ticinese è paralizzata, mentre la spesa pubblica sfugge al controllo e i problemi si accumulano.
L’incontro tra Consiglio di Stato e promotori delle iniziative sui premi di cassa malati ha confermato ciò che era evidente: le decisioni vengono rimandate, nonostante le due misure siano profondamente diverse. L’iniziativa della Lega, di natura fiscale, introduce la deducibilità integrale dei premi: è sostenibile, semplice da applicare e capace di offrire un reale sollievo al ceto medio, che paga integralmente i propri premi e contribuisce, tramite le imposte, ai sussidi destinati ad altri. L’iniziativa socialista è invece complessa e molto più onerosa; usarla come pretesto per bloccare anche quella più lineare rivela l’incapacità della classe politica di affrontare una spesa pubblica ormai fuori controllo.
Il quadro finanziario era già critico da anni, ben prima dell’accettazione delle ultime iniziative: a fine 2024 il capitale proprio cantonale era negativo di –215,9 milioni. L’indebitamento crescente imponeva interventi strutturali immediati. Invece la spesa pubblica continua a crescere a ritmi allarmanti e l’amministrazione resta gravata da rigidità e inefficienze, con costi elevati e scarsa reattività. Anche il sistema di budgeting va ripensato, imponendo la verifica e la giustificazione di ogni voce sulla base dei bisogni reali. Serve una revisione organizzativa seria, capace di distinguere ciò che è essenziale da ciò che può essere razionalizzato. Lo ripetiamo da anni, ben prima che la crisi diventasse impellente, ma la politica sembra non rendersene conto.
Per una riforma efficace occorrono visione, competenza e indipendenza, insieme a una cultura orientata all’efficienza, alla trasparenza e all’innovazione. Qualità indispensabili nel privato, ma troppo spesso assenti in un apparato che si è adagiato nella routine istituzionale. Se davvero non si riesce a trovare il coraggio di decidere, allora si cerchi il sostegno necessario al di fuori delle mura delle Orsoline.
Il tempo dei rinvii è scaduto: basta perdere ulteriore fiato con l’ennesimo tavolo di discussione. Con una spesa fuori controllo, iniziative sul tavolo e un debito che frena la competitività del Cantone, l’immobilismo non è più tollerabile. Ignorare la gravità della situazione significa compromettere il futuro del Ticino.
Il ceto medio poi, vera linfa del nostro Cantone, è ormai allo stremo: stipendi più bassi rispetto al resto della Svizzera, premi di cassa malati nettamente più alti, un carico fiscale più pesante, che qualcuno pensa anche di rincarare. L’unico sollievo, per ora, rimane il clima – quello meteo. Ma la pazienza è finita: la misura è colma e questa frustrazione, ormai palpabile, non può più essere ignorata da chi governa.
Piergiuseppe Vescovi, economista
