
Le difficoltà ticinesi di relazionarsi con Berna sono riemerse con prepotenza subito dopo l’esclusione di una candidatura ufficiale della Svizzera italiana per il posto lasciato libero dal consigliere federale Pascale Couchepin. Un problema di relazione che però attinge in profondità alla storia e al cammino del nostro Cantone. Il profilo del Ticino è infatti fortemente segnato dalla frontiera sia a nord, sia a sud. La tutela degli interessi locali ha a lungo coinciso con la funzione protettiva della frontiera e ha pure alimentato un’autoreferenzialità che ha impregnato i più svariati ambiti. Ha quindi fatto bene il Consigliere di Stato Luigi Pedrazzini a smuovere le acque facendo autocritica e proponendo la creazione in Ticino di un “dicastero” o una “divisione” dedicata alla politica esterna, per permettere di meglio veicolare e diffondere con più efficacia le esigenze del nostro Cantone oltre i propri confini. Una proposta costruttiva che sprona il Ticino smuoversi e dimostra quanto sia importante costruire nuovi punti di appoggio all’insegna di sempre più strette relazioni con Berna e gli altri Cantoni, ma pure con l’Italia e le Regioni limitrofe. In effetti è sì importante creare una struttura a Berna che permetta al Ticino di fare del lobbismo, ma è altrettanto indispensabile intensificare le relazioni con le istituzioni e gli enti delle Regioni dell’Italia del nord. In questo modo il Ticino- che con la nuova trasversale alpina potenzierà la funzione di tassello cruciale di raccordo tra nord e sud e di snodo strategico per le attività logistiche- svolgerebbe anche un ruolo con ricadute positive per l’intera Svizzera e acquisirebbe una rilevanza fondamentale che ne accentuerebbe la posizione anche all’interno del Paese. Un Cantone che finalmente non sarebbe preminentemente una minoranza e una zona periferica al beneficio di apposita considerazione e sostegno, ma risulterebbe una pedina preziosa nell’architettura delle relazioni estere della Confederazione. Per fare ciò occorre però una struttura istituzionale solida e inserita in uno dei cinque dipartimenti del Governo, che sappia farsi carico costantemente della promozione e del coordinamento di queste importanti relazioni sia verso nord, sia verso sud. La proposta di Luigi Pedrazzini (avanzata, tra l’altro, anche dal sottoscritto e da alcuni colleghi del Gruppo PPD già nel 2007 attraverso un’interrogazione dal titolo “Nel segno di un Ticino aperto. Un dipartimento per le relazioni esterne”) deve quindi ora essere presa seriamente in considerazione e senza più tentennamenti. Solamente con una strategia precisa e una struttura diplomatica ben organizzata e gestita dal Governo sarà possibile escludere il pericolo di svilire il Cantone a prevalente zona di scorrimento e, forse, sarà anche più facile rivendicare e ottenere- nel prossimo futuro- quanto ci spetta. Chiaro Merlini e Bertoli? Claudio Franscella, Granconsigliere PPD
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