
Perché abbiamo voluto una nuova Città? Sicuramente non per continuare a fare quello che si faceva prima nello stesso modo in cui lo si faceva prima. Altrimenti tanto valeva tenersi i vecchi Comuni, che così male non si stava.
Se si è voluta una nuova Città è perché si è voluto, finalmente, mettere da parte quel provincialismo che ci ha sempre un po’ contraddistinto e cominciare davvero a pensare in grande. Avere delle ambizioni: diventare il secondo polo economico e culturale cantonale (complementare e non alternativo a quello di Lugano), contare di più sul piano cantonale e nazionale, avviare progetti strategici di valenza sovracomunale che ci permettano di fare sul medio termine un vero salto di qualità. Una salto che si riflette anche sulla solidarietà e l’inclusione.
Ma per farlo non basta mettere insieme 13 Comuni, non basta creare una nuova Città aggregata continuando a offrire le stesse prestazioni che in fondo gli ex Comuni già offrivano. Per costruire la Bellinzona del 2030 e del 2040 occorre altro: occorrono delle idee innovative e lungimiranti, occorrono le competenze per realizzarle, ma occorrono anche e soprattutto le risorse finanziarie per realizzarle. E sta qui il nocciolo della questione: creare quel substrato fiscale in grado di sostenere i progetti strategici dei prossimi decenni. E se le persone fisiche le si attirano con una migliore qualità di vita, con trasporti pubblici efficienti, con servizi ed infrastrutture di qualità, le persone giuridiche (quelle che già ci sono e quelle che potrebbero arrivare) hanno bisogno di altro. Magari di un moltiplicatore più basso, ma non solo. Hanno bisogno di essere “coccolate”, di avere un interlocutore serio e presente che capisca i loro problemi e che aiuti a risolverli, di potersi rivolgere a qualcuno che capisca con anticipo gli sviluppi dell’economia e migliori le condizioni quadro. Perché se le aziende vengono considerate unicamente come buoni contribuenti, è più probabile che quelle che già ci sono scappino, piuttosto che ne arrivino di nuove.
Quel che ancora manca alla nuova Città di Bellinzona è il promovimento economico. Uno o più professionisti che si occupino giornalmente di aziende e commerci, nuovi e già presenti. Che li aiutino e che indichino al Municipio verso quali settori puntare (l’alta tecnologica, biomedica e non, dall’alto valore aggiunto, non certo i capannoni delle aziende di logistica) e quali misure intraprendere per sviluppare quel che già c’è e per attirare nuovi attori economici. Un vero promovimento economico (coordinato con l’Ente regionale di sviluppo) che permetta di innescare l’auspicato circolo virtuoso che alla fine permetterà di aumentare le risorse disponibili, ma anche di ridurre la pressione fiscale, e renderci indipendenti dagli aiuti degli altri.Investire nel promovimento economico. Questo deve assolutamente essere uno degli obiettivi della prossima legislatura.
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