
Prima il carcere, poi la polizia. E poi? Dove si vuole andare a parare con la privatizzazione parziale della sorveglianza carceraria decisa da 59 deputati (su 90) del Parlamento lo scorso 15 aprile 2013? Non è chiaro, ma potrebbe essere questo l'inizio di un processo di privatizzazione che sgranocchia i compiti della polizia, della giustizia e di altri settori fondamentali dello Stato in nome della solita comodità e facilità di far capo all'esercito di lavoratori poveri alle dipendenze delle ditte private e pronti a lavorare su chiamata anche da oltre frontiera. Ad opporsi alla proposta di modifica di legge del Dipartimento delle istituzioni sono stati solamente 21 deputati (socialisti, l’UDC e qualche deputato del centro), che sono stati sensibili agli argomenti contrari alla privatizzazione parziale di un settore così delicato dello Stato, dove si fa uso della forza per contenere le persone private di libertà. Al Sindacato dei servizi pubblici VPOD e alla minoranza parlamentare non è rimasto altro che il lancio del referendum per fermare questa privatizzazione parziale della sorveglianza carceraria, definita dal nuovo articolo 8b della legge cantonale sull'esecuzione delle pene e delle misure per gli adulti: privatizzazione che (per ora) riguarda la sorveglianza delle persone sottoposte a fermo o a carcerazione amministrativa, rispettivamente dei cosiddetti richiedenti l’asilo “recalcitranti”, all’interno e all’esterno del Penitenziario cantonale. È stato così costituito il comitato referendario per combattere la privatizzazione parziale della sorveglianza carceraria, che è formato dal Sindacato dei servizi pubblici VPOD, dal Comitato di coordinamento sindacale, dalla Federazione svizzera dei funzionari di polizia, dall’Associazione per il servizio pubblico, dal Partito socialista, dal Partito comunista e dal Movimento per il socialismo. La Federazione degli agenti di custodia del Canton Ticino sostiene pure il referendum. In poche settimane la raccolta delle firme ha avuto successo, raggiungendo le 9'000 firme quando ne bastavano 7'000, per cui il popolo ticinese voterà il 22 settembre. Come promotore del referendum invito a votare NO alla modifica della legge sopratutto per una ragione di principio: voglio che in Ticino si continui ad affidare ad agenti pubblici il compito di gestire la privazione della libertà delle persone. per me è molto pericoloso privatizzare la sorveglianza carceraria: sarebbe un precedente che potrebbe essere un domani esteso ad altri ambiti non solo del carcere, ma anche della polizia e della giustizia. Stefano Testa, sindacalista VPOD Ticino
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