
La recente campagna lanciata da Aiuto Aids Svizzero per promuovere un nuovo preservativo dall'allusivo nome “hot shot” e sviluppato per i più giovani in virtù del motto “piacere su misura” ha suscitato numerose polemiche in ambito politico, educativo e sociale. Più che il prodotto a preoccupare è la volontà di Aiuto Aids Svizzero di distribuire il profilattico, insieme a un sacchetto di sostanza lubrificante, nelle scuole per dei progetti di prevenzione ed educazione alla sessualità. La provocatoria campagna ha discreditato l'insieme delle misure adottate in questi anni, messe in campo da tutti gli attori in gioco, che conoscono la realtà giovanile molto bene, visto che ne sono a stretto contatto ogni giorno sul campo (scuola, famiglia, associazioni). Le linee guida sull’educazione sessuale per la scuola dell’obbligo cantonale, elaborate da un gruppo di lavoro composto da diverse entità educative ticinesi, ricordano che questo tema deve essere affrontato in modo condiviso e coordinato dalla famiglia e dalla scuola. L’educazione sessuale è quindi un compito che spetta a tutti gli attori che ruotano attorno alla formazione dei ragazzi, con un ruolo preponderante alla famiglia, alla quale spettano le scelte di fondo, e alla scuola che ha il compito di stimolare la curiosità e il dibattito sul tema della prevenzione, senza imporre una visione univoca. Generazione Giovani ritiene che l'educazione sessuale debba seguire lo sviluppo graduale e armonioso del ragazzo senza forzature né fughe in avanti, così come invece inteso dalla campagna di Aiuto AIDS svizzera. Per garantire questo presupposto è fondamentale che le parti coinvolte nell’educazione agiscano nel reciproco rispetto dei propri compiti e delle proprie prerogative: non ci possono essere iniziative unilaterali e martellanti che tendano a prevaricare sulle altre componenti della formazione, come successo in queste ultime settimane. Questo tipo di atteggiamento è controproducente e dannoso per il lungo percorso di formazione e di crescita personale che gli adolescenti sono chiamati ad affrontare. In questa delicata fase il giovane non va proiettato violentemente in una realtà a lui ancora poco conosciuta, ma accompagnato in un’educazione ai propri sentimenti, che permetta di conoscersi. Solo allora è possibile il passaggio alla conoscenza del mondo che sta attorno a sé. Queste sono delle basi necessarie per sviluppare una giusta concezione del rispetto per se stessi, rispetto per gli altri e rispetto per le proprie azioni. Campagne violente, volgari e martellanti, come quelle a cui Aiuto AIDS ci ha abituati negli ultimi dieci anni, non fanno altro che contraddire ciò che le componenti formative hanno costruito negli anni con i ragazzi: esse vogliono imporre con immagini provocatorie e discutibili, che troviamo regolarmente sui media, un’idea riduttiva e banale della sessualità, che non tiene assolutamente conto dei bisogni affettivi delle persone. In particolare quest’ultima provocazione di Aiuto Aids svizzero risponde ad una semplice ricerca di mercato ed è quindi impostata su una logica del guadagno e del profitto di alcune ditte private. È questo un atteggiamento particolarmente grave, visto che si lucra su un tema come quello della sessualità dei giovani, che va invece trattato con tutta la cautela e la profondità necessarie per il bene futuro della nostra società. Stefano Imelli, per l’Ufficio esecutivo del Movimento Giovani del PPD
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