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Stefano Fraschina - Velo islamico e copricapo religiosi: quali sono i dati?
Redazione
12 anni fa

Interrogazione parlamentare - “Velo islamico e copricapi religiosi nelle scuole dell’obbligo: quali sono i dati e la tendenza dal 2011 al 2014?”

Una tematica già trattata nel mese di gennaio 2010. Al vaglio del Gran Consiglio venne presentata una petizione firmata da Giorgio Ghiringhelli denominata “Divieto di indossare il velo o foulard islamico nelle scuole obbligatorie elementari e medie – Art. 2 lett. d della Legge sulla scuola: “la scuola promuove il principio di parità fra uomo e donna”.

Il testo venne bocciato dal plenum il 10 novembre 2010 con 52 voti contrari, 9 favorevoli e 16 astenuti. In considerazione dei significativi risultati scaturiti dalle urne in merito alle votazioni sul divieto della dissimulazione del viso in luoghi pubblici (votazione anti-burqa), e sull’immigrazione di massa, ritengo opportuno ed importante sottolineare i segnali mandati dalla maggioranza della popolazione al mondo politico. Segnali importanti su problematiche scomode, che troppo spesso, vengono sminuite, ignorate o peggio ancora dimenticate. A nostro malgrado, i sentimenti di paura ed insofferenza nei confronti di etnie e religioni diverse, vengono sempre di più evidenziati. Ritengo di conseguenza molto importante dare un segnale e monitorare regolarmente l’evolversi della situazione, soprattutto a livello scolastico. Ritengo questi indumenti una sorta di proseletismo di tipo religioso difficilmente accettabile e sostenibile all’interno delle aule scolastiche ticinesi. In alcuni casi, possiamo constatare ragazzine costrette ad indossare un velo da genitori che appartengono a frange musulmane ultraortodosse che considerano le classi miste una sorta di pregiudizio allo sviluppo dei loro figli. Oppure, gli stessi bambini obbligati ad indossare indumenti integrali durante le lezioni di nuoto e ginnastica. Una visione integralista che di fatto li marginalizza e certamente, sin dalla giovane età, compromette o rende decisamente problematico un naturale e condivisibile percorso integrativo nella realtà, nella cultura e nella storia elvetica.

Nelle scuole francesi un simile divieto, esteso a tutti gli abbigliamenti che ostentano in modo eccessivo l’appartenenza a una religione, è già in vigore dal 2004. In diversi Comuni d’oltre Gottardo sono già stati introdotti dei divieti di indossare il velo islamico a scuola e in diversi Cantoni sono già state avanzate proposte parlamentari che vanno in questa direzione (i Parlamenti del Canton Berna e del Canton Vaud hanno già respinto tali proposte) . Ad esempio nel febbraio scorso i cittadini del Comune sangallese di Au-Heerbrugg avevano approvato con 990 voti contro 506 un referendum lanciato dall’UDC contro la decisione del Consiglio scolastico locale di togliere dal Regolamento scolastico il divieto di portare il velo islamico e altri copricapi nelle scuole elementari. Nel luglio del 2013 il Tribunale federale si era occupato del caso di due ragazze musulmane a cui era stato vietato di indossare il velo a scuola nel Comune turgoviese di Bürglen. In quell’occasione i giudici di Mon Repos , pur senza esprimersi sulla questione di fondo ( ossia se il divieto del velo a scuola violi o no la Costituzione federale), avevano deciso di accogliere il ricorso presentato dalle due ragazze in quanto per una limitazione della libertà religiosa l’inserimento del divieto in un regolamento scolastico non costituiva una base legale sufficiente. A tal proposito fa riflettere il fatto che in passato proprio il Tribunale federale aveva riconosciuto che la presenza del crocefisso nelle scuole costituiva una forma di proselitismo proibita e che proprio con questa motivazione era stato respinto il ricorso di un’insegnante alla quale era stato proibito di indossare il velo islamico a scuola ( sentenza, questa, che era poi stata confermata dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, la quale su altri ricorsi concernenti la Francia e la Turchia aveva già avuto modo di stabilire che il divieto per le allieve di portare il velo a scuola non violava la libertà di religione, considerato anche il fatto che il porto del velo islamico è dettato da “una prescrizione coranica difficilmente conciliabile con il principio di uguaglianza dei sessi”. Da notare inoltre che proprio negli scorsi giorni , dopo che un’analoga proposta era stata bocciata dal locale Parlamento , l’UDC del Vallese ha preannunciato il lancio di un’iniziativa popolare in quel Cantone per vietare l’uso di copricapi nelle scuole.

In buona sostanza, si tratterebbe di proteggere il libero sviluppo ed un corretto e naturale processo d’integrazione di queste ragazze nella nostra società. Ad una simile età questi bambini non sono certamente in grado di contestualizzare i motivi del loro diverso modo di vestire nei confronti delle loro coetanee, sentendosi conseguentemente ed inevitabilmente marginalizzate a seguito delle domande e delle osservazioni a loro rivolte. Ritenendo che l’interesse pubblico esige pure la protezione dei valori fondamentali, della società e del nostro Stato di diritto e sottolineando l’importanza sin dalla giovane età di un naturale e progressivo processo integrativo nella nostra realtà di questi ragazzi, liberi da inaccettabili concetti legati al fanatismo di stampo religioso, pongo i seguenti quesiti al Consiglio di Stato:

- Nel rapporto della Commissione petizioni e ricorsi del 25 ottobre 2010, si evidenziava che nell’anno scolastico 2009-2010, solamente 10 ragazze su 13169 portavano il velo (3 casi su 6805 nelle medie, 3 casi su 2657 nelle medie superiori, 4 casi su 3707 nelle scuole professionali). Quale è la situazione attuale nei vari ordini di scuola ?

- Ci sono altri allievi/e che nei vari ordini di scuola indossano regolarmente copricapi religiosi non di matrice islamica ?

- In questo periodo sono stati riscontrati casi problematici per quanto riguarda la partecipazione di ragazze musulmane ai corsi promiscui di nuoto e di ginnastica? E come sono stati risolti questi casi ?

Stefano Fraschina, deputato Lega dei Ticinesi

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