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Stefano Fraschina - Ungulati e danni alle culture, urge un nuovo decreto-legge
Redazione
12 anni fa

Cervi , cinghiali e danni alle colture: urge un nuovo decreto-legge. Le frasi ad effetto mediatico che incitano solo a nuovi abbattimenti non servono a nulla! I cacciatori sono pronti al dialogo.

Un’annosa problematica che puntualmente, a scadenza annuale, riempie le pagine dei quotidiani ticinesi. Da un lato le solite e, lasciatemelo dire, inconcludenti, frasi ad effetto di chi, alla resa dei conti, pensa di risolvere il problema incitando a continui e ripetuti abbattimenti in qualsiasi periodo dell’anno. Dall’altra, la FCTI ed i cacciatori ticinesi che, da ormai troppo tempo, auspicano (competenze sul campo alla mano) maggior considerazione e rispetto da parte dei vertici dell’Ufficio Cantonale della caccia e della pesca, e nello stesso tempo indicano e propongono soluzioni e proposte certamente più lungimiranti e ad ampio raggio. Soluzioni che, auspico, possano essere dibattute e condivise nelle opportune sedi.

Sia chiaro un concetto: non è certo mia intenzione entrare nel merito delle motivazioni personali che hanno portato al battibecco tra il Presidente federativo Fabio Regazzi ed il Consigliere di Stato Claudio Zali. Ci sarà certamente il tempo e le possibilità di ricucire lo strappo. Personalmente, ritengo assolutamente prioritario entrare una volta per tutte, nel nocciolo della questione.

Partiamo dal presupposto che il Cantone Ticino non può permettersi di pagare annualmente circa fr. 1'300'000 di danni causati dagli ungulati. Tutte le parti coinvolte devono sedersi attorno ad un tavolo e cercare una soluzione possibilmente valida e condivisa (soprattutto politicamente) che possa invertire la tendenza. Non è ammissibile che Cantoni come Grigioni e Vallese, con densità coltivate decisamente superiori alle nostre, riscarciscano cifre da sei a venti volte inferiori. Urge confrontarsi con modalità di legiferare, sussidiare e risarcire, decisamente diverse dalle nostre e prendere atto che se la legge attuale non è più al passo con i tempi, va studiata e modificata. Per far questo è imprescindibile una sana collaborazione fra tutte le parti in causa (Sarebbe carino che il Capo dell’Ufficio Cantonale della Caccia e della Pesca, recepisca il messaggio… ma la vedo molto difficile…).

In un simile contesto, le competenze e l’esperienza sul campo dei cacciatori ticinesi, potrà risultare una buona base su cui lavorare e dibattere la problematica. L’incitamento a continui e ripetuti abbattimenti in qualsiasi periodo dell’anno, a mio modo di vedere, non risolve certamente il problema. Bisogna rendersi conto, una volta per tutte, che le tematiche che gravitano attorno alla realtà venatoria del nostro Cantone, soprattutto nel contesto attuale, sono molteplici e di non facile interpretazione. Più che gli slogan e le frasi ad effetto che incitano unicamente a prelevare ungulati in qualsiasi periodo dell’anno, auspico finalmente una costruttiva collaborazione fra tutti i partner coinvolti. Questo perché, e ne sono fermamente convinto, la soluzione a quest’annosa problematica va trovata a livello politico, trovando finalmente un valido decreto – legge che possa invertire la tendenza. Non è certo sparando a zero sulla “potente lobby dei cacciatori ticinesi” (cosi ultimamente descritta…) che si può sperare di fare passi avanti. I cacciatori sono i partner principali, assieme evidentemente alle autorità cantonali, con i quali il mondo agricolo e forestale dovrebbero collaborare, non prendersi per i capelli! Ora sono in corso le trattative per l’elaborazione del regolamento d’applicazione 2014. Positivo sarebbe un segnale di continuità, visti i buoni risultati conseguiti la scorsa stagione (naturalmente con qualche mirato correttivo). Questo permetterebbe di valutare le modalità di prelievo a media-lunga scadenza basandosi su dati oggettivi sulla scala di qualche anno.

Concludendo, a bocce ferme, sottolineo che alla base di tutto ciò resta un grave problema di comunicazione (insanabile?) tra il Capo dell’Ufficio della Caccia e della Pesca ed i vertici-FCTI. Risolta questa diatriba, a mio modo di vedere, si parlerebbe decisamente un’altra lingua… affaire a suivre…

Stefano Fraschina, Deputato in Gran Consiglio – Lega dei Ticinesi

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