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Stefano Fraschina - Un “no costituzionale” al burqa!
Redazione
13 anni fa

Il prossimo 22 settembre, saremo chiamati alle urne in merito all’iniziativa costituzionale lanciata da Giorgio Ghiringhelli, che si pone l’obiettivo di inserire nella Costituzione il divieto della dissimulazione del proprio viso in luoghi pubblici. Quasi 12'000 ticinesi hanno sottoscritto il testo dell’iniziativa, e questo è un dettaglio non di poco conto. Il dibattito in sede commissionale è stato inevitabilmente lungo e basato in buona sostanza su visioni diametralmente opposte. Alla resa dei conti sono stati presentati due rapporti. Quale relatore del rapporto di minoranza, sostengo fermamente l’introduzione del divieto in oggetto nella Costituzione. Un segnale forte e deciso, senza “se” e senza “ma”, senza ombre, senza i soliti giri di parole che, alla resa dei conti creano solo una gran confusione, e soprattutto, non entrano nel merito del reale ed inequivocabile senso dell’iniziativa. Si può tranquillamente parlare pure del “fattore sicurezza”, ci mancherebbe altro, è sicuramente un’importante segmento della tematica. Ma personalmente, ritengo corretto e lungimirante, contestualizzare il senso dell’iniziativa in consultazione. Il Burqa va vietato per tutto ciò che in buona sostanza rappresenta. Un simbolo di fanatismo religioso che non può e non deve trovar spazio nella nostra società civile. Questo concetto, in considerazione di delicati e fragili equilibri che scricchiolano ogni giorno di più, in considerazione di un sentimento di palpabile paura e frustrazione che serpeggia fra la popolazione, non può essere sminuito e sostituito con un decreto legislativo che evita, come troppo spesso accade, di entrare nel nocciolo della questione. Il Cantone Ticino ha la grande occasione per dare un segnale forte e chiaro a tutela di una cultura, di una civiltà, di un modo di vivere che, mai accetteremo, possano venir offuscati, indeboliti ed in un certo senso messi in pericolo, da sentimenti legati ad un fanatismo religioso che nulla ha a che fare con un corretto percorso d’integrazione con la nostra realtà. Se c’è qualcuno che si sente infastidito da simili chiari ed imprescindibili concetti, sinceramente non è un nostro problema… libero di togliere il disturbo… Qui non si tratta ne di razzismo ne di intolleranza, si tratta di mettere dei paletti costituzionali che mai nessuno potrà togliere o modificare. Nessuno ha mai pensato (basta leggere attentamente il testo dell’iniziativa) di schierarsi contro la libertà di culto o quant’altro. Affermarlo, sarebbe tremendamente scorretto nei confronti di un leale dibattito sulla tematica in oggetto. A questo punto, le posizioni credo siano sufficientemente chiare e definite, inutile e controproducente sarebbe dilungarsi oltre. Auspicando che la maggioranza dei ticinesi, sappia cogliere l’occasione per imporsi e tutelarsi da atteggiamenti che, fra le altre cose, cozzano fragorosamente con il basilare e non certo trascurabile concetto della parità fra i sessi (solo per aggiungere un dettaglio), invito la popolazione a sostenere con convinzione l’iniziativa che chiede il divieto della dissimulazione del proprio viso in luoghi pubblici. Stefano Fraschina Relatore rapporto di minoranza Lega dei Ticinesi

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