
Lo scorso 29 novembre il popolo svizzero ha chiaramente respinto l’edificazione su territorio elvetico dei minareti. Immediatamente dopo lo scrutinio, si è levata un’ondata di critiche e condanne nei confronti dell’elettorato svizzero. Siamo stati tacciati di “intolleranza”, “xenofobia”, secondo l’alto commissario dell’ONU, Signora Navi Pillay, tale esito, rischia di mettere in contraddizione il Paese con i suoi obblighi internazionali (…), secondo il Vescovo Mons. Grampa, non siamo in grado di accettare il diverso… Secondo il mio modesto parere, a questo punto, sarebbe ora di dare un taglio a tutti questi piagnistei! In Svizzera, fino a prova contraria, vige un sistema federale e democratico che molti altri Stati, anche membri dell’Unione Europea, ci invidiano! Se sette svizzeri su dieci affermano che i minareti non vanno edificati, per le ragioni espresse più volte durante il dibattito inerente tale consultazione, vuol dire che, innanzitutto, per seguire un percorso d’integrazione non è essenziale costruire simboli a sfondo politico-religioso per sottolineare a tutti la propria presenza. Credo che nessuno, nemmeno Mons. Grampa, possa permettersi di affermare che il popolo svizzero non sia in grado di “accettare il diverso”! La difesa della nostra identità, la pretesa che chi chiede ospitalità non debba per forza di cose costruirsi o farsi costruire i minareti, le moschee, o qualsiasi altro edificio per poter proclamare e seguire la propria fede, la richiesta dunque, di un legittimo sforzo da parte di queste persone, in direzione di un comunque non evidente processo d’integrazione, mi sembra tutto fuorché, intollerante, xenofoba e chi più ne ha più ne metta! Sarebbe forse il caso di recepire il messaggio che la popolazione elvetica ha lanciato al Consiglio Federale e non solo. Non è ammissibile che ogni volta che si dibatte su una tematica a sfondo d’integrazione o di apertura verso qualche altra etnia o forma religiosa, e dalle urne esce un responso diverso dalle aspettative di chi, aprirebbe le porte a chiunque (… per restare sul generico…), si taccia il popolo svizzero di populismo, intolleranza, xenofobia ecc… Questo modo di interpretare il dibattito politico, e di non accettare il responso della volontà popolare, è scorretto e creato ad arte per destabilizzare e creare inutili ed inesistenti paure all’interno della popolazione. Già la stigmatizzante polemica inerente i manifesti UDC aveva questo fine… Ancora devo capire cosa avevano di tanto intollerante tali manifesti… Resto dell’opinione che questo risultato debba essere letto molto attentamente, anche al di fuori dei nostri confini. I sentimenti di insicurezza e paura, se cosi si possono descrivere, la difesa delle proprie radici, della propria cultura e della propria identità, sono sentimenti che nulla hanno a che vedere con l’intolleranza, il razzismo o quant’altro. La visione verso il mondo islamico, alle nostre latitudini, segue inevitabilmente la storia recente e le manifestazioni di intolleranza e terrorismo verso il mondo occidentale, certo non aiutano a facilitare un processo già di per se complicato, intricato, nel quale si frappongono visioni sia politiche, sia religiose. Certo, sarebbe semplicistico e scorretto considerare tutta la comunità islamica pericolosa e terrorista, questo non deve accadere, e non era certo l’obiettivo dell’iniziativa. È evidente, comunque, che il processo d’integrazione della comunità islamica non deve per forza di cose passare dalla costruzione dei minareti o quant’altro. Va sottolineato inoltre il fatto che, le reazioni che si sono susseguite in questi giorni, altro non fanno che alimentare tensioni ed inoltre, fatto non certo trascurabile, etichettano il popolo svizzero in modo scorretto ed ingiusto. L’intolleranza e la violenza nei confronti … “del diverso”, non è certo la regola, all’interno dei nostri confini, forse, chi af
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