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Stefano Fraschina - Il NO al burqa nella Costituzione
Redazione
13 anni fa

Nessuna sorpresa è scaturita dal dibattito tenutosi durante l’ultima giornata del Gran Consiglio ticinese, in merito all’inserimento nella Costituzione del divieto della dissimulazione del proprio viso in luoghi pubblici, iniziativa popolare costituzionale lanciata da Giorgio Ghiringhelli e sottoscritta da quasi 12'000 ticinesi. Ancora una volta, (e questo già in sede commissionale, seguendo il messaggio del Consiglio di Stato che proponeva il controprogetto sulle basi di un decreto legislativo) la Lega dei Ticinesi si è trovata praticamente da sola (appoggiata unicamente dall’Unione Democratica di Centro e dal deputato PLR Giorgio Pellanda) nel difendere le basi su cui poggia la richiesta di inserire nella Costituzione il divieto al burqa. (Si, perché contestualizzando l’iniziativa in oggetto, di questo si tratta) Quale relatore del rapporto di minoranza, sono rimasto certamente deluso ed amareggiato dagl’interventi che si sono susseguiti in aula, a sostegno del controprogetto. Ancora una volta, si è preferito “svicolare”, evitare di entrare direttamente nel merito della scottante e scomoda tematica. I deputati che hanno preso la parola a difesa del decreto legislativo, affermano che il “problema-burqa” non sussiste, affermano che si tratta principalmente di una questione legata alla sicurezza. In altre parole, e questo a mio modo di vedere, non è corretto ma è abbastanza tipico, si è preferito “parlare d’altro”, di conseguenza sminuendo il senso dell’iniziativa. Il burqa in quanto tale va bandito, ed il divieto va iscritto nella Costituzione. Questo è il mio pensiero. Un corretto e mirato processo d’integrazione, esula decisamente da simboli legati al fanatismo religioso che nulla hanno a che vedere con il nostro Stato di diritto, la nostra cultura, la nostra Storia e soprattutto la nostra democrazia. In Parlamento sembrava quasi si avesse paura di parlar chiaro, di esporsi, condannando esplicitamente il burqa e ciò che rappresenta, ma questo non è certo una novità. Solo per fare due esempi, in Francia ed in Belgio il divieto in oggetto è inserito nella Costituzione, e sono pronto a scommettere che in futuro, anche altri stati faranno la medesima cosa. Insomma, sintetizzando e contestualizzando il concetto, a difesa pure del non trascurabile principio della parità fra i sessi e condannando fermamente l’inqualificabile sottomissione delle donne musulmane mediante la totale copertura del viso, preventivamente, auspichiamo che le cittadine ed i cittadini del Cantone Ticino accolgano massicciamente l’iniziativa in oggetto, respingendo di conseguenza il controprogetto (decreto legislativo), dando un segnale forte e chiaro a difesa di valori per noi imprescindibili. Come ripetuto in sede parlamentare, noi la testa sotto la sabbia non la mettiamo, anche se, come sempre, verremo tacciati di populismo, razzismo ed intolleranza… Stefano Fraschina Deputato in Gran Consiglio Lega dei Ticinesi

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