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Stefano Fraschina - Il Governo snobba la bandiera svizzera
Redazione
13 anni fa

L’esposizione della bandiera svizzera nelle sedi governative ed istituzionali, secondo il Governo non s’à da fare… Non che il messaggio del Consiglio di Stato mi sorprenda (viene comunque puntualmente sottolineata la giornata dell’Europa il 5 maggio e la commemorazione dell’adesione elvetica all’Organizzazione delle Nazioni Unite il 24 ottobre. In queste occasioni viene esposta sia la bandiera europea sia quella dell’ONU), evidenziare, sottolineare, essere fieri di un forte sentimento di appartenenza nei confronti della nostra Madre Patria, troppo spesso, viene considerata un’esagerazione, un’attitudine non conforme al protocollo attualmente in vigore, dunque perché legiferare in modo diverso? Certamente al momento attuale, fra road-map, preventivi, freni al disavanzo, sussidi di cassa malati, libera circolazione delle persone, frontalierato, e chi più ne ha più ne metta, la tematica in oggetto passa decisamente in secondo piano. Va comunque sottolineato il fatto che, quando il plenum del Gran Consiglio, ha dibattuto su analoghe tematiche (insegnamento del Salmo Svizzero a scuola e l’esposizione delle bandiere straniere unicamente se accompagnate dal vessillo elvetico), la discussione è subito stata accesa ed animata. La mozione da me inoltrata, si poneva l’obiettivo di dare un segnale forte, un segnale di appartenenza, di orgoglio nel difendere i nostri valori, la nostra storia e le nostre radici. Apprendere che il Governo, confrontandosi semplicemente con gli altri Cantoni, individua diversi modi e costumi per sottolineare il proprio legame alla Patria (rispetto di istituzioni e sistema politico ed esercizio dei diritti democratici), a mio modo di vedere, sminuisce e relativizza il significato e gli intendimenti dell’atto parlamentare in oggetto. Il senso di appartenenza e la difesa della nostra identità, mai come in questo periodo, viene spesso sminuito ed indebolito da accordi e trattati malauguratamente firmati, dalla libera circolazione delle persone (con tutte le conseguenze del caso), e dalla tanto discussa, puntualmente ignorata e relativizzata dal Consiglio Federale, immigrazione di massa. Esporre il vessillo nazionale vuol dire sottolineare ed evidenziare tutto ciò che nel messaggio governativo viene (come spesso accade in simili casi) relativizzato. A me poco importa se fossimo il primo e forse l’unico Cantone a legiferare in questo senso, se esistono già regolamenti e protocolli! Sarei fiero se il mio Cantone potesse finalmente dare un segnali forte e forse, fungere da esempio. Purtroppo, apparentemente, il Consiglio di Stato sottolinea l’importanza di segnali certamente importanti e significativi, ma inequivocabilmente tremendamente lontani dalla visione e dalle preoccupazioni della popolazione. Forse sarebbe tempo ed ora che qualcuno, invece di sminuire e relativizzare proposte come questa, si chieda proprio per quale motivo la gente si sta sempre più disaffezionando ed allontanando dalla politica e di conseguenza dalle consultazioni, sia a livello federale, sia a livello cantonale.

Perché dobbiamo sempre e comunque aspettare input o segnali da qualcuno? Perché non possiamo dare una volta tanto, un segnale forte e significativo a difesa di quei valori, di quei concetti, sempre più fragili ed indeboliti a causa di una politica estera che definire discutibile o deficitaria mi sembra un eufemismo?

Qualcuno certamente sorriderà davanti a simili proposte. Io, con convinzione, la difenderò sino all’ultimo, in sede di Gran Consiglio durante il dibattito. Convinto di aver proposto qualche cosa che possa toccare i sentimenti della popolazione nei confronti della nostra Nazione, sempre più sotto tiro ed impantanata, in trattati ed accordi internazionali dalle conseguenze che tutti noi conosciamo, Consiglio di Stato incluso!

Stefano Fraschina, Deputato in Gran Consiglio Lega dei Ticinesi

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