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Stefano Fraschina - gestione mirata dei cervi
Redazione
14 anni fa

L’attività venatoria sul nostro territorio è ormai divenuta una pratica essenziale per poter stabilizzare e gestire le popolazioni di ungulati (cervo, camoscio, capriolo, cinghiale e solo a livello selettivo e con una visione radicalmente diversa lo stambecco). I danni arrecati annualmente alle colture impongono un piano d’abbattimento che possa limitare questo fenomeno. Tuttavia, come sottolineato più volte ed in svariate sedi, le modalità di prelievo per quanto riguarda il cervo imposte dall’Ufficio Cantonale della caccia e della pesca, impongono una profonda riflessione che possa portare ad un radicale cambiamento in seno al regolamento d’applicazione sulla caccia. La pressione sui cervi nel periodo tardo-autunnale, esercitata in modo secondo me sconsiderato e penalizzante per la struttura dei branchi in pieno periodo migratorio, anno dopo anno sta intaccando pesantemente gli effettivi nelle valli superiori. Vi sono certamente i margini durante il periodo riservato alla caccia alta, modificando le modalità di prelievo e soprattutto rivedendo buona parte delle bandite cantonali riservate al cervo, per raggiungere gli obiettivi prefissi dal piano d’abbattimento. In considerazione del fatto che la maggior parte dei danni provocati dagli ungulati si registrano sul fondovalle, è assolutamente auspicabile che, se del caso pure mediante gli interventi mirati da parte dei guardiacaccia, la pressione tardo autunnale venga presa in considerazione incisivamente in queste zone, tutelando appunto le regioni di alta montagna. Ad oggi questa misura è assolutamente prioritaria e lungimirante. Una misura che va a tutelare i cervi nelle valli superiori. Concetto vivamente caldeggiato dalla base dei cacciatori ticinesi ma sempre cocciutamente accantonato dai vertici dell’Ufficio Cantonale della caccia e della pesca. Condividendo pienamente l’ obiettivo che il Consiglio di Stato si prefigge, in materia di gestione degli ungulati nel Cantone Ticino, la tutela dell’agricoltura e delle regioni coltivate, mi permetto, con l’iniziativa parlamentare in oggetto, di proporre mirate e sensibili modifiche alle modalità ed ai periodi di prelievo, onde poter puntare al raggiungimento di tale obiettivo nel fondovalle ed allo stesso tempo, cercare di tutelare le popolazioni dei cervi residenti nell’alto Ticino. (Ormai da troppo tempo, ed in modo a medio – lungo termine molto pericoloso, sottoposte ad una pressione venatoria decisamente eccessiva e poco equilibrata). L’allungamento del periodo destinato alla “caccia alta” fino al 30 settembre (modalità fra le altre cose da tempo messa in pratica anche nel Canton Grigioni), permetterebbe sicuramente di avvicinarsi al piano d’abbattimento già durante la caccia “settembrina”. Ad oggi, una gestione accurata e lungimirante del cervo nel nostro Cantone, presuppone la volontà di tutte le parti in causa (dai cacciatori, agli agricoltori, fino all’UCP) di evitare posizioni preconcette ed unilaterali, tenendo in considerazione soprattutto il fatto che, gestire e di conseguenza regolamentare i prelievi di questo ungulato, allo stesso modo su tutto il territorio cantonale, non è assolutamente la miglior soluzione. Nella risposta ricevuta dal Consiglio di Stato in merito alla precedente iniziativa parlamentare elaborata (ritirata dal sottoscritto in modo tale di riproporre un testo generico da sottoporre alla preposta commissione), troppe sono le contraddizioni per giustificare una modalità di prelievo che, se da un lato non riesce neppure a risolvere le citate problematiche sul fondovalle. dall’altro ha creato una preoccupante destabilizzazione delle popolazioni dei cervi nelle valli superiori. Ampliare gradatamente le zone cacciabili, aumentare decisamente i giorni destinati alla cattura di femmine e cerbiatti dell’anno durante la caccia alta, sono certamente misure da prendere in seria considerazione. Da troppi anni ormai si è deciso di raggiungere il piano d’abbattimento ricorr

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