
Le indicazioni che giungono a scadenze più o meno regolari dal Governo italiano targato Mario Monti inerenti il mancato versamento dei ristorni delle imposte alla fonte pagate dai frontalieri in Ticino ed al deciso “no” ad accordi bilaterali in materia fiscale con la Confederazione, non sono certo un segnale che può indicare un miglioramento dei rapporti con la vicina penisola.Dal Consiglio regionale della Lombardia è partita addirittura la richiesta,direttamente recapitata a Mario Monti, di iniziare un’azione legale nei confronti della Svizzera.Con simili presupposti è decisamente difficile credere o immaginare un ammorbidimento a breve-medio termine dei rapporti con le autorità italiane. Giunti a questo punto sembrerebbe che la strategia italiana sia quella di “slacciare” dalle trattative il Consiglio di Stato e dialogare direttamente con Berna. La mozione approvata in Regione Lombardia denominata “Sblocco dei ristorni delle imposte alla fonte dei frontalieri e cooperazione con la Svizzera in materia fiscale” auspica addirittura un risarcimento o ad un’indennità pecuniaria a titolo di riparazione per i danni subiti a causa della violazione della Convenzione di Vienna su diritto dei trattati.Le inopinate frasi giunte direttamente dal Consiglio Federale che lasciavano presagire ad una situazione più distesa o a presunti ed al momento improponibili passi avanti nella direzione dello sblocco dei ristorni dei frontalieri, sono state palesemente smentite dai fatti. In considerazione del fatto che le conseguenze dell’incapacità del Consiglio Federale di rapportarsi con le autorità italiane vanno brutalmente a scapito del Cantone Ticino, è assolutamente auspicabile che il Consiglio di Stato prosegua con decisione sulla medesima linea e senza tentennamenti la continuazione delle trattative con le autorità italiane.Allo stato attuale delle cose, simili rimostranze, simili richieste e simili chiusure ad ogni possibile ed auspicata apertura al dialogo in materia fiscale, implicano imprescindibilmente che il Consiglio di Stato si mantenga sulle proprie decisioni rafforzando i concetti che hanno portato al blocco del 50% dei ristorni dei frontalieri.
In considerazione di quanto espresso chiedo al Lodevole Consiglio di Stato:
1) Quali conseguenze dirette o indirette può avere la mozione denominata “Sblocco dei ristorni delle imposte alla fonte dei frontalieri e cooperazione con la Svizzera in materia fiscale” sulle trattative fra Svizzera ed Italia?
2) Come risponde il Consiglio di Stato alla richiesta di un risarcimento o di un’indennità pecuniaria a titolo di riparazione per il danno subito a causa del mancato versamento dei ristorni?
3) In considerazione dell’irrigidimento dimostrato dal Governo-Monti in materia di accordi sulla doppia imposizione, il Consiglio di Stato non ritiene auspicabile un ulteriore blocco del 100% del versamento dei ristorni delle imposte alla fonte pagate dai frontalieri inerente il 2011?
4) Il Consiglio di Stato reputa reale l’ipotesi che le autorità italiane prendano in considerazione l’idea di dialogare e trattare direttamente con la Confederazione “slacciando” di conseguenza il Governo ticinese dalle trattative?
5) In considerazione dei ripetuti attacchi alla piazza finanziaria ed economica su territorio svizzero da parte delle autorità italiane, quali contromisure si intendono adottare nell’immediato futuro? Risultano ancora attivi i “FISCOVELOX”
6) Se dal Consiglio Federale dovessero giungere segnali negativi in merito alle più che giustificate richieste di introduzione della clausula di salvaguardia per i lavoratori, quali altre misure possono essere prese in considerazione a tutela della realtà socio-economica ticinese?Per il Gruppo Parlamentare della Lega dei TicinesiStefano Fraschina
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

