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Stefano Fraschina - AET, si è difeso l'indefendibile
Redazione
14 anni fa

Durante l’ultima seduta di Gran Consiglio, come fra le altre cose era ampiamente prevedibile, sono stati approvati i conti 2009/2010 dell’Azienda Elettrica Ticinese, dando cosi scarico al Consiglio d’amministrazione ed alla Direzione. Il segnale forte e deciso che si chiedeva tramite i due rapporti di minoranza stilati dalla Lega dei Ticinesi e dal gruppo dei Verdi non è arrivato. Ancora una volta, l’ennesima, si è persa l’occasione per mettere definitivamente la parola fine ad un triste ed in prospettiva preoccupante capitolo della storia di AET. Voltare definitivamente pagina era il segnale che molto probabilmente le cittadine ed i cittadini di questo Cantone meritavano, soprattutto in considerazione di tutta una serie di eventi che a scadenze più o meno regolari si sono registrate in questi ultimi anni ed hanno scosso non poco l’operatività dell’Azienda. Basterebbe ricordare il rapporto sui rischi “KPMG” (che incontestabilmente metteva a nudo la debolezza e la criticità della Governance aziendale) con tutti gli sviluppi e le implicazioni del caso, l’avvicendamento alla testa della Direzione, l’aumento dei prezzi contrattuali con i distributori ticinesi e dulcis in fundo l’acquisto della partecipazione alla centrale termoelettrica di Lünen. Se in un simile scenario contestualizziamo il fatto che ad inizio anno il Consiglio d’Amministrazione di AET “…allo scopo di dare all’Azienda tutto il supporto necessario, e per permettere di poter operare in un ambiente contraddistinto da fiducia ed armonia, nell’interesse di tutte le cittadine e di tutti i cittadini…” ha deciso all’unanimità mettere il proprio mandato a disposizione del Consiglio di Stato cosi da “…permettere una ripartenza su basi più condivise, ridando quindi quella fiducia piena che tanto è indispensabile all’Azienda Cantonale per poter operare con serenità, dedizione e profitto…”, incontestabilmente ed in prospettiva, considerando le importanti sfide che attendono AET nei prossimi anni, consideravamo decisivo, necessario ed auspicabile il fatto che il Consiglio di Stato accettasse le depositate dimissioni del Consiglio d’amministrazione! Tutto ciò non è avvenuto! Va evidenziato il fatto che ad inizio settembre 2009 il Governo ha proceduto al rinnovo delle cariche dei membri del CdA, portandolo da 11 a 7. Purtroppo, la notizia “dolente” è l’unica novità registrata, ossia la nomina del rappresentante della Lega dei Ticinesi mentre tutto il resto è rimasto come prima, con tutte le manchevolezze del caso riscontrate dal rapporto – KPMG… Insomma, tralasciando i dettagli numerici fra le altre cose esplicati più che doverosamente nei rapporti di minoranza e suffragati dalla realtà dei fatti, esprimo profonda delusione per il modo con cui è stata evasa l’annosa trattanda. Ancora una volta abbiamo perso l’opportunità di assumerci la responsabilità di scelte drastiche ma necessarie, soprattutto agli occhi dei cittadini ticinesi che a loro malgrado hanno dovuto a scadenze regolari assistere allo sperpero di fondi pubblici in operazione all’estero che non stavano ne in cielo ne in terra! Concludo con auspicio… altra problematica “ventennale” sulla quale le risposte sono sempre state a dir poco sibilline ed inconcludenti. La problematica dei deflussi minimi ha ridotto il fiume Ticino ad un malato cronico in condizioni assai critiche. Parecchi milioni di franchi ed interventi mirati sono stati o verranno stanziati prossimamente. Iniziative doverose ed assolutamente necessarie (lo studio sullo stato di salute del corso d’acqua in oggetto parla chiaro…). Resta il fatto che se corrisponde al vero che anche AET è tenuta a rispettare la legge federale riguardo ai deflussi minimi (…sarebbe almeno già un passo avanti avvicinarsi a valori vicini ad un’accettabile decenza…), sarebbe forse il caso che i vertici dell’Azienda ed il Consiglio di Stato si chinassero una volta per tutte sulla tematica per cercare almeno a medio – lungo termine di dare qualche chance di guarigion

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