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Stefano Dias - Lugano Airport: la fine di una storia travagliata
Stefano Dias - Lugano Airport: la fine di una storia travagliata
Stefano Dias - Lugano Airport: la fine di una storia travagliata
Redazione
6 anni fa

Durante la mia campagna elettorale per il Municipio e il Consiglio Comunale di Lugano, mi ero dichiarato favorevole all’approvazione dei crediti. Sono convinto che un’infrastruttura in cui sono stati investiti molti soldi pubblici, che garantiva degli impieghi altamente qualificati e che rappresenta una delle porte di accesso per il nostro Cantone, mariti di venire difesa. Ma avevo anche detto che erano necessari dei cambiamenti nella gestione di LASA. Sappiamo tutti come è finita, con la liquidazione controllata e non il fallimento. Per me la sostanza non cambia, ma sarebbe grave dimenticarci in fretta e furia chi e come ci ha fatti arrivare a questo punto, sarebbe un’ulteriore beffa per tutti gli impiegati che perderanno il posto di lavoro.La nascita di LASA prometteva una gestione privata, efficiente, snella e senza il peso burocratico politico, dal 2005 ad oggi è stato un po’ diverso di come lo si prospettava. Innanzitutto, il Consiglio di Amministrazione di LASA, composto da esponenti dei maggiori partiti del Cantone, in ambito aviatorio aveva ben poca esperienza e negli anni non ci sono state correzioni a questa mancanza. A seguire la dirigenza dello scalo scelto dal CdA, che pur avendo delle competenze in questo ambito e modificatosi varie volte, ha proseguito diritto per la sua strada e non ha mai intravveduto soluzioni differenti dalle loro convinzioni. Purtroppo, adesso siamo di nuovo ai piedi della scala, alle porte di una fase definita di transizione con “L’obiettivo di riuscire a offrire gli stessi servizi di oggi. Magari non in modo completo, ma abbastanza per tenere attiva la struttura”, ha dichiarato Maurizio Merlo gli scorsi giorni al Corriere del Ticino. La domanda mi sorge spontanea, ma perché dopo le varie crisi susseguitasi negli anni la direzione e il consiglio di amministrazione non hanno fatto i conti prima con le eccessive spese operative dello scalo? Se ora l’obiettivo è di offrire gli stessi servizi ma con 13-14 dipendenti, perché prima non era possibile intravedere un aeroporto più piccolo ma con delle finanze sane? Con questa impostazione si poteva magari “sopravvivere” e nel frattempo trovare soluzioni innovative e finanziariamente sostenibili per un rilancio. I privati potrebbero svolgere un ruolo, ma la crisi generata dal COVID19 potrebbe rendere questa transizione più travagliata del previsto, ma non rassegniamoci, il passato è passato, ma da questa nuova fase l’aeroporto deve poter generare delle basi solide per poter garantire un futuro. Il rischio è che finisca come l’aerodromo di Ascona, dismesso nel 1999 e fisicamente ancora presente in stato di degrado. Il futuro deve svolgere lo sguardo anche all’ecosostenibilità, per questo coinvolgiamo tutti i portatori di interesse sedendosi tutti insieme a un tavolo e diamo spazio alle start-up ticinesi, le quali possano generare benefici socioeconomici sul nostro territorio.

Stefano DiasVerdi liberali di Lugano

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