Cerca e trova immobili
Marco Chiesa
Sovranista
©Chiara Zocchetti
©Chiara Zocchetti
Redazione
un mese fa
Il presente contributo è l’opinione personale di chi lo ha redatto e non impegna la linea editoriale di Ticinonews.ch. I contributi vengono pubblicati in ordine di ricezione. La redazione si riserva la facoltà di non pubblicare un contenuto o di rimuoverlo in un secondo tempo. In particolare, non verranno pubblicati testi anonimi, incomprensibili o giudicati lesivi. I contributi sono da inviare a [email protected] con tutti i dati che permettano anche l’eventuale verifica dell’attendibilità.

Sono un sovranista. Un sovranista svizzero. E in Svizzera il sovrano è il popolo. Nessun altro. Non è un mantra, è un fatto istituzionale. Qui il potere non è concentrato nelle mani di pochi, ma distribuito, e può sempre essere rimesso in discussione dal sovrano. Il popolo non elegge ogni quattro anni per delegare tutto, vota ogni volta che lo ritiene necessario. È questa la vera democrazia diretta: referendum e iniziative popolari, strumenti che permettono a ogni cittadino di incidere sulle scelte collettive. In nessun altro Paese al mondo si correggono i politici come in Svizzera; in nessun altro Paese si arriva a votare anche sul benessere delle vacche con le corna. Da noi sì. Perché ogni tema, grande o piccolo, è questione di sovranità.

La nostra è una democrazia senza padroni. Non esistono presidenti onnipotenti, né commissioni tecnocratiche o partiti unici. La forza del nostro sistema sta nel suo equilibrio: tra poteri, tra regioni, tra sensibilità politiche. Ogni tanto scricchiola, ma non si spezza. Il Consiglio federale è composto secondo una formula “magica” che garantisce stabilità e inclusione: vincere non significa prendere tutto. E chi governa rappresenta un ampio spettro della popolazione.

Essere sovranisti in Svizzera non significa chiudersi. Significa sapere chi siamo e voler decidere in autonomia. Non siamo parte dell’Unione Europea non per capriccio, ma perché il nostro modello non è compatibile con l’adozione automatica di norme decise altrove, senza che il popolo possa dire la sua e subendo ritorsioni se le rifiuta. La nostra indipendenza giuridica, politica e culturale è frutto di una scelta consapevole, non di isolamento.

È anche per questo che, da Presidente del primo partito del Paese, non ho mai cercato alleanze ideologiche internazionali. Non abbiamo bisogno di importare modelli o riferimenti: abbiamo i nostri. E funzionano.

Difendere la sovranità, in Svizzera, significa difendere un patto storico tra cittadini e istituzioni. Significa rifiutare che élite politiche, economiche, mediatiche o accademiche decidano dietro le spalle del popolo. Significa credere che la neutralità armata e permanente sia uno strumento attivo di libertà, che il federalismo sia una ricchezza, e che la coesione nazionale si costruisca sul rispetto reciproco, non sull’imposizione centralista né su un servizio pubblico politicamente sbilanciato.

Come svizzero, mi preoccupano molto di più coloro che sono pronti a svendere la nostra sovranità di chi vuole proteggerla. Questo è il mio sovranismo: svizzero, lucido, responsabile, radicato. Fatto di libertà, indipendenza, autodeterminazione e partecipazione. Perché in Svizzera il popolo deve rimanere l’unico sovrano e mantenere l’ultima parola.

Marco Chiesa, consigliere agli Stati Udc

I tag di questo articolo