
Quando si parla di mense e doposcuola, succede ancora di sentire voci contrarie alla loro realizzazione. Vengono invocati gli aspetti finanziari ma anche il fatto che si tratta di una faccenda privata. E a giustificazione di questo, si evocano gli aiuti reciproci fra famiglie e soprattutto l’intervento dei nonni o di altre persone della famiglia. Questa rete di appoggio ai genitori ha un grande valore ma non vanno sottovalutati gli inconvenienti che possono sopraggiungere.
Vi sono persino coloro che temono che mensa e doposcuola diventino una specie di posteggio per i figli di chi desidera frequentare palestre o altri luoghi di svago. Coloro che hanno ancora queste idee non sanno come sono rigorose le accettazioni di iscrizioni a questi servizi parascolastici e soprattutto hanno un’opinione piuttosto superata del ruolo della donna nella società di oggi. Non conoscono nemmeno le indicazioni chiare, previste dalla Legge, sulle competenze del personale educativo.
Ma la necessità di strutture che permettano di conciliare lavoro e famiglia è reale.
Vi sono esempi dove la collettività, tramite le sue autorità politiche, si è fatta carico della realizzazione di mense e doposcuola, consapevole che questa offerta rappresenta un alto livello di politica a favore delle famiglie.
E’ quanto è successo in alcuni Comuni, anche piccoli, che hanno avuto l’accortezza di dare avvio a una sperimentazione con lo scopo di valutare se l’opportunità offerta sarebbe stata accolta favorevolmente.
E la risposta è stata immediata e superiore alle attese: il numero di utenti, dapprima ridotto, è andato aumentando, grazie anche all’apertura di una collaborazione con i Comuni vicini. Mensa, doposcuola come pure tutte le vacanze scolastiche non sono più una preoccupazione per le famiglie e l’istituzione è entrata a far parte del contesto, dando al territorio un’impronta di vitalità.
Una scelta pagante, una politica familiare giusta che permette ai genitori di armonizzare gli impegni professionali con le necessità di cura.
Una politica concreta, da realizzare in maniera indipendente o con i Comuni limitrofi. Una politica che non cancella la rete di aiuti tra famiglie amiche e parenti ma che permette di integrarli, dando così più sicurezza a tutte e tutti.
Una politica che non può essere considerata un affare personale ma un impegno della collettività e quindi un affare pubblico.
Ecco perché il 28 settembre è importante votare SI all’iniziativa “Aiutiamo le scuole comunali”.
Sonja Crivelli,
già municipale a Sorengo
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