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Giorgio Fonio
Smartphone: prima proteggiamo i nostri figli!
©Chiara Zocchetti
©Chiara Zocchetti
Redazione
un mese fa
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Prendo spunto dall’editoriale di Gianni Righinetti dell’11 dicembre apparso sul Corriere del Ticino, di cui condivido buona parte delle riflessioni. Il nostro rapporto da adulti con lo smartphone è diventato così automatico da non accorgerci più di quanto stia modellando la nostra capacità di attenzione e persino il modo in cui pensiamo.

Tuttavia, qui non stiamo discutendo di una semplice abitudine, poiché in gioco c’è la salute delle future generazioni.

 L’utilizzo precoce e, soprattutto, non educato degli smartphone, espone il cervello nella fase di sviluppo a rischi seri e concreti che oggi conosciamo, grazie ai numerosi e preoccupanti studi che ce li mostrano chiaramente. Le ricadute non toccano solo il singolo individuo o la sua famiglia, ma tutta la società e impattano pesantemente anche sulla salute pubblica.

Per chi non se ne fosse ancora reso conto, stiamo assistendo a una trasformazione antropologica e non a una mera questione scolastica. Se un adolescente passa ore in un ambiente digitale progettato per catturare attenzione in cambio di dopamina, non sta “passando il tempo” ma sta imparando a pensare dentro una logica che non controlla lui, perché sono gli algoritmi a decidere cosa fargli vedere, con chi farlo interagire, e persino cosa fargli desiderare.

In questa prospettiva, diventa sempre più evidente che non possiamo affidarci al semplice buon senso individuale, poiché la complessità dell’ecosistema digitale supera le capacità di autoregolazione dei più giovani. La scuola, le famiglie e le istituzioni devono collaborare per creare un contesto di protezione, in quanto i ragazzi non dispongono ancora degli strumenti cognitivi per gestire le dinamiche progettate dalle piattaforme. 

Righinetti ha ragione a invitarci a osservare la nostra incoerenza, quando chiediamo silenzio digitale ai figli e poi ceniamo con il telefono sul tavolo. Questa consapevolezza non può però diventare un alibi per rimanere immobili.

D’altronde è un po’ come guidare un’automobile, nessuno di noi consegnerebbe le chiavi a un dodicenne. Perché accettiamo invece che un dodicenne “guidi” liberamente nel traffico del suo smartphone, dove ogni notifica può diventare un potenziale incidente?

La tecnologia degli smartphone ha pervaso le nostre vite e, come ogni innovazione culturale, chiede una regolazione fondata su una visione futura di società.

Non si tratta di vietare la tecnologia, ma di imparare a usarla in modo sensato, e proprio per questo occorre accompagnarla con maggiore consapevolezza, dando ai nostri figli il tempo di crescere, prima di essere travolti da dinamiche che nemmeno noi adulti, talvolta, controlliamo del tutto.

La raccolta delle oltre 11'000 firme a favore dell’iniziativa «Smartphone: a scuola no!» lanciata dal Centro, dimostra che il problema esiste e chiede risposte. Ora sta a noi adulti posare la prima pietra per assicurare ai nostri figli uno sviluppo più sano.

Giorgio Fonio, Consigliere nazionale Il Centro

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