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Sinue Bernasconi - Siamo al sicuro?
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Sinue Bernasconi - Siamo al sicuro?
Redazione
10 anni fa

A marzo di quest’anno il Direttore dell’Ispettorato federale della sicurezza nucleare (IFSN), Hans Wanner, ha coraggiosamente rotto gli indugi in una presa di posizione pubblicata sul sito dell’organismo che dirige: “Le centrali nucleari non sono più redditizie (…). I gestori investiranno solo il minimo necessario per soddisfare i requisiti minimi. Così cresce il rischio di un incidente nucleare. Considerazioni di natura economica rischiano di essere anteposte alla sicurezza”. Il suo intervento continuava poi con un auspicio: “L’IFSN propone l’obbligo da parte dei gestori di presentare un concetto di esercizio a lungo termine dal 40esimo anno di funzionamento. Una tale pianificazione è necessaria per garantire la sicurezza fino alla fine. Bisogna evitare che le centrali nucleari siano sfruttate anche quando non ci sono più margini di sicurezza”. Una comunicazione che sa tanto di grido d’allarme, come a voler informare cittadini e autorità che la situazione finanziaria di chi gestisce le centrali nucleari non permetterà più all’IFSN di garantire la sicurezza. E come dar torto al buon Wanner: Axpo ha annunciato che non adeguerà le sue vecchissime centrali alle nuove normative antisismiche e le due Camere si sono appena opposte alla proposta dell’IFSN d’introdurre un concetto di gestione a lungo termine per le centrali più vetuste (dal 40esimoanno di età). Anche la recente revisione dell’Ordinanza sull’energia nucleare (OENu) ha frustrato le aspettative dell’Ispettorato, il quale si è visto negare la possibilità di spegnere un impianto qualora i provvedimenti di sicurezza necessari non dovessero essere attuati nei tempi previsti. Insomma, da quando le centrali producono in perdita (oltre 600 milioni l’anno!) le proposte dell’Ispettorato sono immancabilmente osteggiate dai gestori delle centrali nucleari, che si limitano a effettuare soltanto interventi palliativi volti a soddisfare i criteri minimi di sicurezza.

Questa situazione ricorda drammaticamente quella di Fukushima, dove gli esperti per anni hanno richiamato l’attenzione sul fatto che il riparo da tsunami fosse troppo basso. Difatti, l’onda anomala che si abbatté sulla costa orientale del Giappone l’11 marzo 2011 era alta oltre 15 metri, ossia quasi 3 volte l’altezza del muro protettivo. Quest’attitudine attendista è pericolosa e irresponsabile, a fortiori considerato che il parco nucleare svizzero (il più vecchio al mondo!) è entrato da tempo nella sua fase terminale, periodo in cui la frequenza e la gravità delle avarie aumentano in maniera esponenziale. Senza investimenti importanti il deterioramento delle centrali nucleari si aggrava di anno in anno, e anche se vi fosse disponibilità economica alcune componenti essenziali dei reattori non potrebbero comunque essere sostituite. Tra i cinque gioiellini atomici esistenti in Svizzera spicca sicuramente Beznau 1, situato a poco più di 100 km dal Ticino. È solo grazie a questa centrale nucleare (e al suo gestore) se oggi i cittadini svizzeri possono fregiarsi dell’impianto nucleare più vecchio di questa Terra. Coi suoi 47 anni di attività la centrale è confrontata con seri problemi di sicurezza che nessuna aggiunta infrastrutturale a posteriori può risolvere. Nel contenitore pressurizzato che contiene il reattore sono infatti state rilevate circa 1’000 anomalie la cui causa è tutt’oggi sconosciuta. Mettetevi pure il cuore in pace, la centrale è spenta… ma non per molto, visto che Axpo intende riattivarla coll’anno nuovo: incrociamo le dita. Anche a Mühleberg le componenti non sostituibili invecchiano irrevocabilmente e il mantello del nocciolo del reattore, ossia il cuore della centrale, è tenuto assieme da diversi “tiranti di ancoraggio” a causa delle numerose crepe presenti. Leibstadt, la centrale più recente, l’anno scorso è stata chiusa in due occasioni e recentemente è stata riscontrata la corrosione di alcune componenti.

Ci troviamo a un bivio: o scegliamo di rompere questo circolo vizioso tra mancanza di fondi e massicci risparmi sulla sicurezza oppure ci assumiamo il rischio di continuare con la strategia dell’aspetta e spera. Stessa strategia adottata sciaguratamente dai gestori della centrale di Fukushima, che per risparmiare sul cemento armato hanno spianato la strada alla catastrofe nucleare. In poche settimane il Paese del Sol levante ha chiuso tutte le sue centrali, investendo massicciamente nelle rinnovabili. Facciamo in modo che in Svizzera non debba essere una catastrofe a dettare i tempi di uscita dal nucleare!

Sinue Bernasconi, membro di Comitato ALRA

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