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Simone Franzi - Le faglie elettorali nella nuova decade
Simone Franzi - Le faglie elettorali nella nuova decade
Simone Franzi - Le faglie elettorali nella nuova decade
Redazione
7 anni fa

Con l’elezione del Consiglio Federale, il periodo elettorale a livello nazionale si è concluso. Dopo questo momento storico che ha visto un partito, I Verdi, capace di realizzare un’avanzata come nessun’altro prima d’ora, è ora necessario analizzare in dettaglio cosa sta accadendo nel panorama politico svizzero.

Molti analisti e commentatori si sono soffermati su due temi: 1) sul momento storico della salienza della tematica ambientale sollevata dalle proteste giovanili; 2) sul crescente divario d’opinione (ma anche di ricchezza e opportunità) tra giovani e non. Tuttavia, è altrettanto interessante l’evoluzione delle fratture all’interno dell’elettorato. Nella sociologia politica sono state individuate diverse faglie: classi sociali, centro-periferia, regioni rurali contro centri urbani.

Anche nel panorama svizzero, le battaglie elettorali sono state combattute lungo queste faglie che suddividono l’elettorato in distinti corpi sociali. In Svizzera, sono note le faglie che dividono le tre maggiori aeree linguistiche, cioè il Röstigraben e il Polentagraben. Nell’800 ticinese e svizzero ci si scontrava tra radicali e conservatori, e per la separazione tra stato e chiesa. Il conflitto tra lavoratori dipendenti e proprietari di capitale è un’altra importante battaglia che ha caratterizzato distinti blocchi elettorali e il panorama partitico del 20esimo secolo. La questione è ora quella di capire qual è la principale faglia del secondo decennio del 21esimo secolo.

Sorprendente è la resilienza della faglia ideologica stato-mercato, cioè tra chi propende verso soluzioni statali per le problematiche odierne e chi invece preferisce orientarsi verso soluzioni determinate da meccanismi legati alle dinamiche di mercato. Nell’elezione del Consiglio Federale questa faglia si è manifestata nella mancata intesa tra Verdi e Verdi Liberali che, malgrado la loro affinità alla tematica ambientale, si sono mostrati divisi sulle soluzioni da proporre per affrontare i cambiamenti climatici. Da una parte I Verdi che tradizionalmente cercano soluzioni nello stato (come dimostra lo studio pubblicato dal quotidiano DerBund da cui risulta che i parlamentari Verdi sono stati quelli che, in risposta al preventivo 2020, vorrebbero dare più soldi all’esecutivo), e dall’altra, i Verdi Liberali che si rivolgono al mercato.

L’altra faglia che si sta vieppiù delineando (a partire già dagli anni ‘90 con l’accelerazione della globalizzazione) è quella tra apertura e chiusura, cioè tra chi appoggia il libero mercato e tra chi favorisce la chiusura delle frontiere per rafforzare la sovranità nazionale (se non de facto almeno de jure). È una faglia che verosimilmente si aprirà consideratamente nel 2020 con le imminenti discussioni sull’accordo quadro e con la prossima votazione “Per un immigrazione moderata (iniziativa per la limitazione)”. In conclusione, si può prevedere che il prossimo decennio sarà dunque caratterizzato da un elettorato diviso su mercato-stato e su apertura-chiusura.

Simone Franzianalista politico

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