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Simone Boraschi - Per una riforma della Giustizia non si può più attendere
Simone Boraschi - Per una riforma della Giustizia non si può più attendere
Simone Boraschi - Per una riforma della Giustizia non si può più attendere
Redazione
7 anni fa

Malgrado sia tra i tre quello più invisibile, il potere giudiziario esercita la funzione più autorevole all’interno dello Stato, ovvero quella in concreto di far rispettare la legge e di imporre la Giustizia. Questa macchina funziona solo se le suoi componenti si aggiornano contemporaneamente all’evoluzione della società. Per questo, già nel 2011, il Consigliere di Stato Norman Gobbi annunciava alla stampa la creazione di un gruppo di lavoro, che aveva quale scopo, quello di riformare il sistema della Giustizia in Ticino. Da quel giorno sono passate due legislature, ma la riforma sembra non essere mai uscita dai cassetti del dipartimento. In alcune occasioni ha fatto capolino tra i banchi del Gran Consiglio, quando il Parlamento si è chinato sull’abolizione dei giudici supplenti in materia civile e amministrativa presso il Tribunale d’appello. Ma, purtroppo, nulla di più. In otto anni, Norman Gobbi e il suo dipartimento, non si riusciti a portare di fronte al Parlamento una riforma capace di far progredire l’amministrazione della Giustizia in questo Cantone. Eppure sono diversi i temi che dovrebbero essere affrontati. Dall’ammodernamento del Palazzo della Giustizia di Lugano, oramai vetusto e non più adatto alle necessità del Pubblico Ministero, passando per la digitalizzazione della Giustizia, di cui dovranno essere affrontati i pregi e difetti, per arrivare alle modifiche più basilari da apportare alla legge sull’organizzazione giudiziaria cantonale. La riorganizzazione delle Preture, la professionalizzazione delle Giudicature di pace (un’idea balzana per una paese votato al sistema di milizia, ma che sarebbe da considerare) come pure l’aumento di organico tra i giudici dei provvedimenti coercitivi (troppo frettolosamente diminuiti da quattro a tre in nome del risparmio) sono i punti fermi dai quali partire per garantire nel più breve tempo possibile una Giustizia al passo con i tempi. La speranza è che nella prossima legislatura vengano finalmente colte queste possibilità di riforma e che non si perda ulteriore tempo senza cavar fuori il proverbiale ragno dal buco.

Simone Boraschi, candidato n. 40 del PLR al Gran Consiglio

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