
Il 25 gennaio il Consiglio Comunale di Locarno ha approvato un credito per l’acquisto dei resti del Rivellino del Castello di Locarno, costruzione di ancora incerta paternità anche se vi sono alcuni fondati indizi che la riconducono a Leonardo da Vinci, e di alcuni manufatti adiacenti. Nel Messaggio Municipale nr. 24 concernente la concessione di un credito di Fr. 1’300’000.-- per l’acquisizione del “Rivellino” del Castello Visconteo di Locarno e aree adiacenti a pagina 8 sta scritto chiaramente: “Come detto precedentemente, per il Municipio l‘acquisizione del rivellino, unitamente alle aree adiacenti, così come proposto rappresenta l‘operazione minima e necessaria per dare visibilità al monumento e costituisce la premessa per arrivare alla sua valorizzazione. In tale contesto ricordiamo che il rilievo eseguito a suo tempo dagli allievi dell‘Accademia d‘architettura di Mendrisio indicava, quale misura massima per la valorizzazione dell‘intero complesso monumentale, l‘eliminazione di tutti gli attuali edifici che prospettano su Via alla Motta e su Via Franchino Rusca.” Fra gli edifici da espropriare, escluse le aree appartenenti al Rivellino stesso, figurano i seguenti palazzi: 1 palazzo di 5 piani, 1 palazzo liberty di 7 piani, 1 palazzo del 1600 di 5 piani, 1 palazzo neoclassico di 4 piani.Orbene, per quanto riguarda l’espropriazione lo prevede la Legge e quindi tutto è regolare. A mio modo di vedere c’è però un grosso punto interrogativo da risolvere ragion per cui pongo alcune domande al Consiglio di Stato. I quattro palazzi sopraccitati sono iscritti nel Registro fondiario definitivo allegato al Messaggio municipale indicati come monumenti nazionali. È possibile espropriare un monumento nazionale per poi demolirlo? In caso affermativo alla domanda precedente, quale sarebbe la prassi da adottare e quanti i tempi necessari? Silvano Bergonzoli, consigliere comunale Svegliati Locarno
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