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Si alla via bilaterale, ma attenzione a sicurezza e regioni periferiche
Redazione
18 anni fa
Luigi Pedrazzini

L’assemblea dei delegati del PPD svizzero, riunitasi sabato scorso a Basilea, ha votato a larghissima maggioranza una presa di posizione favorevole agli accordi bilaterali, già pensando alla probabile votazione popolare del febbraio 2009 (referendum della Lega, dei Democratici svizzeri e di alcune sezioni cantonali dell’UDC contro l’allargamento degli accordi bilaterali ai “nuovi” membri dell’UE Bulgaria e Romania). La presa di posizione dei delegati si fonda su un ragionamento semplice: la via bilaterale ha finora permesso alla Svizzera di relazionare con l’UE senza rinunciare alle sue peculiarità e ha garantito importanti vantaggi per lo sviluppo dell’economia. Tornare indietro (perché questo potrebbe significare un NO all’estensione degli accordi, dal momento che esiste la cosiddetta “clausola ghigliottina”) avrebbe conseguenze molto problematiche per il nostro Paese. Sono intervenuto nella discussione e ho dato la mia personale adesione alla presa di posizione a favore dei bilaterali e della loro estensione. Ho però fatto presente due aspetti che stanno molto a cuore ai Ticinesi. In primo luogo ho detto che la Svizzera deve giustamente continuare sulla via del bilateralismo e confermare gli accordi sottoscritti. Deve però parimenti adoperarsi per fare in modo che l’applicazione di questi accordi, in primo luogo quello della libera circolazione delle persone, non comporti una riduzione del nostro livello di sicurezza. Io penso che sia possibile avere rapporti bilaterali aperti con l’UE e, al contempo, sicurezza e non condivido la posizione di chi osteggia gli accordi facendo leva sul problema della minaccia alla nostra sicurezza. Certo è però che bisognerà investire una parte della crescita economica che garantiscono gli accordi sul piano svizzero per salvaguardare la nostra sicurezza interna e per finanziare i corpi pubblici addetti alla sicurezza sul territorio. L’alternativa non è comunque migliore. Un NO agli accordi avrebbe conseguenze negative per lo sviluppo della nostra economia senza portare a un miglioramento sensibile dei problemi di sicurezza che conoscono oggi la Svizzera e il Ticino (non principalmente legati alla libera circolazione di cittadini comunitari). La seconda richiesta che ho formulato è stata quella di avere un occhio di riguardo per le regioni periferiche del paese, regioni che non traggono soltanto benefici dagli accordi bilaterali. Nel suo intervento conclusivo la consigliera federale Doris Leuthard ha riconosciuto che il problema esiste e ha detto di volersi adoperare per risolverlo. Ho fiducia nella sua dichiarazione e mi attendo perciò risposte concrete che aiutino i Ticinesi a guardare con occhio meno preoccupato agli accordi bilaterali. Valendo comunque per me il seguente ragionamento: è giusto che noi Ticinesi ci preoccupiamo della nostra economia, ma non dobbiamo mai dimenticare che i nostri destini sono legati a filo doppio con il resto dell’economia confederale. Luigi Pedrazzini, consigliere di Stato

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