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Manuele Bertoli
SÌ alla conferma dell’accordo sulle pensioni statali
© Chiara Zocchetti
© Chiara Zocchetti
Redazione
2 anni fa
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Tutti i salariati si attendono dal proprio datore di lavoro un trattamento equo e corretto, sia che si parli di stipendio, di orari di lavoro, di oneri professionali o di pensioni. E’ evidente che garantire questo trattamento equo al datore di lavoro costa, ma è altrettanto evidente che esso è la base per un rapporto di lavoro sano, fruttuoso per entrambe le parti e positivo.

Le prestazioni dell’Istituto di previdenza del Cantone Ticino, che toccano i dipendenti cantonali, tutti i docenti comunali e molte altre persone che lavorano per organizzazioni pubbliche, sono già state ridotte negli scorsi anni, per tenere conto del fatto che le persone tendono a vivere più a lungo, ma l’ultima modifica è stata sottoposta a referendum, sul quale si voterà il 9 giugno. Toccherà quini a tutti noi ticinesi decidere se confermare o meno l’accordo trovato tra datori di lavoro pubblici e personale su questa ultima modifica.

Come chiediamo al nostro datore di lavoro di essere equo e corretto nei nostri confronti, in questo caso, dove per certi versi il datore di lavoro siamo noi, dobbiamo dimostrarci equi e corretti verso le persone la cui pensione futura dipende dall’Istituto di previdenza del Cantone Ticino. La soluzione trovata è senza dubbio equilibrata, le pensioni previste con questa soluzione non sono diverse da quelle confrontabili, il costo per le casse pubbliche di questo accordo è pienamente sopportabile e non vi sono ragioni fondate per smentire l’intesa che è stata raggiunta.

Dire di no significa comportarsi come quei datori di lavoro che dai propri dipendenti vogliono il massimo, ma al contempo non sono pronti a fare la loro parte fino in fondo. Un atteggiamento che lascio qualificare al lettore, ma che sarebbe grave se uscisse dalle urne il 9 giugno prossimo.

I contrari a questo accordo non hanno alcuna soluzione alternativa da presentare, perché soluzioni alternative non ve ne sono. Tutte le casse pensioni, pubbliche o private, sono state risanate, ristrutturate o riviste nelle loro prestazioni grazie ad accordi tra i datori di lavoro e i dipendenti e in tutti questi casi ognuna delle parti, datori di lavoro compresi, hanno dovuto aumentare il loro impegno. Anche nel caso dell’Istituto di previdenza del Cantone Ticino le cose non potevano e non possono andare diversamente, perché la fredda legge dei numeri non lascia scampo.

Non gettiamo alle ortiche un accordo equilibrato e corretto nei confronti dei 17'000 dipendenti toccati da questa misura, lo Stato deve poter continuare ad offrire buone condizioni complessive a coloro che lavorano per i suoi diversi servizi. Se in questo caso il nostro voto è quello del datore di lavoro, non scappiamo dalle responsabilità insite in questo ruolo, come non vorremmo mai che facesse il nostro datore di lavoro con noi.

Manuele Bertoli

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