
In occasione delle prossime votazioni, che si terranno il 27 settembre 2020, spetterà a noi decidere se l’investimento di 6 miliardi di franchi è un lusso che la Confederazione in questo momento si può permettere. Analizzando i fatti, attualmente siamo chiamati a rispondere per crisi e problematiche molto più urgenti e decretare questo acquisto, comporterebbe uno schieramento delle risorse là dove il settore non ne ha l’effettivo bisogno. Lo stesso dipartimento della difesa afferma che i rischi ai quali siamo più esposti sono il terrorismo, la criminalità informatica e la crisi climatica. Questa iniziativa si concentra prettamente sui conflitti bellici dell’ormai superata guerra tradizionale dell’epoca passata, ed è importante sottolineare che negli ultimi anni è stato necessario un solo singolo intervento da parte dei Paesi a noi vicini, risalente al 2014: all’epoca furono dei caccia francesi a scortare un aereo di linea della Ethiopian Airlines presso lo scalo di Ginevra. Ciò è accaduto in quanto allora, l’aviazione Militare Svizzera, sottostava ad orari d’ufficio, cosa che cambierà nel 2021, in quanto subentrerà una copertura aerea militare presente 24 ore su 24.
Questo assegno di 6 miliardi di franchi è il più grande progetto d’armamento nella storia della Svizzera e la cifra preventivata non basterà a ricoprire le spese di manutenzione e gli aggiornamenti che si presenteranno nell’arco della loro vita. Secondo uno studio svolto dalla fondazione “Unternehmerforum Lilienberg” i costi lieviteranno a 18 miliardi di franchi, per un totale di 24 miliardi.
Inoltre le tipologie di velivoli presi in considerazione, rientrano fra le categorie dei più cari al mondo (fra il sesto e il nono posto). Un solo aereo brucia 3L di cherosene al secondo, e impiega 15 minuti di tempo per riscaldarsi (lasso di tempo utilizzato da un normale aereo di linea per sorvolare la Svizzera da Nord a Sud), ed una volta decollato trascorreranno soltanto 7 minuti, dopo i quali il Jet avrà oltrepassato il suolo svizzero.
I dati parlano da soli, oltre che ad essere un lusso discutibilmente utile, questa spesa contribuirà a creare un elemento estremamente inquinante all’interno dei nostri cieli. Sappiamo da dati certi che non è la guerra tradizionale a necessitare d’investimenti preventivi. Concludendo scegliere di disporre così tanti soldi là dove non ce n’è un reale bisogno, significa che non soltanto si ignora quanto il dipartimento della difesa ha decretato, ma che stiamo investendo incoerentemente contro ad uno dei punti da loro esposti: l’emergenza climatica rappresenta uno fra i temi più urgenti ai quali dover far fronte.
In poche parole i 24 miliardi mancheranno non solo alla tecnologia informatica, alla prevenzione delle minacce terroristiche o alle imminenti urgenze sanitarie, ma anche all’unico elemento fondamentale, il nostro ambiente, il quale ci garantisce i parametri basilari e indispensabili per la vita.
È per questi motivi che le Giovani Verdi vi invitano a votare NO il 27 settembre.
Shana Todisco, membro Giovani Verdi
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