
Qualcuno di voi ricorderà di certo il personaggio di Fonzie, nella serie televisiva Happy Days. Tra le molte caratteristiche divertenti del bulletto seduttore dal cuore d’oro, c’era quella di non riuscire a dire “ho sbagliato”. Pur provandoci con tutto l’impegno, la frase in questione non gli usciva dalla bocca e gli sforzi di Fonzie per pronunciarla nonostante tutto, risultavano al tempo stesso comici e teneri.
Se usciamo dall’ambito delle fiction televisive, la medesima difficoltà di dire “ho sbagliato” risulta molto meno divertente. Riconoscere i propri errori è difficile. Quella frasetta lí ci inciampa nei denti, ci attorciglia la lingua. Ammettere gli sbagli non è per niente naturale. Cosí come è difficile assumersi le responsabilità quando le cose vanno male. Eppure questo dovrebbe essere un tratto importante della personalità di ogni adulto. E un tratto fondamentale, inevitabile direi, della leadership. In una società che ama questa parola (“leadership”), stupisce di quanto poco si senta parlare di responsabilità. Tutti sono pronti a fare il leader, a ricevere le lodi, ma nessuno o quasi ad assumersi la responsabilità di prendere le decisioni e di ammettere di aver preso, “le cas échéant”, le decisioni sbagliate.
Eppure come si fa a crescere, migliorare, evolvere se non si è capaci di dire a se stessi e soprattutto agli altri, che si è fatto un errore? Una società che ha paura dell’errore è una società che non evolve. Nel gergo aziendale e nelle dinamiche di gruppo si parla oggi di “right to fail”, il diritto di fallire, sbagliare. Se non c’è questo diritto, non si fanno passi avanti, perché nessuno rischierà nulla. L’altra faccia della cultura del non-rischio, è la cultura della non-responsabilità. Non è mai colpa mia, ho sempre tutte le circostanze attenuanti, ho sempre un alibi, una scusa, un capro espiatorio. Comodo ma pericoloso.
Ammettere i propri errori è coraggioso ma soprattutto utile. Utile al vivere civile, utile alla persona che lo fa, utile alla società tutta. Alleniamoci a dire “ho sbagliato”. Non siamo Fonzie. Siamo cittadini responsabili di un mondo reale che ha bisogno di persone che sono pronte a sbagliare e abbastanza coraggiose e intelligenti per riconoscerlo.
Sergio Savoia
(pubblicato su sensocivico.ch)
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