
Interrogazione parlamentare - “Che fa il Consiglio di Stato sulla problematica della droga e che fine ha fatto la mozione “testing”?
Il 22 febbraio 2010 il sottoscritto, insieme ad altri sette deputati, presentò una mozione intitolata “Miglior controllo del mercato delle droghe illegali e una vera strategia di riduzione del danno nel campo del consumo delle sostanze stupefacenti: il testing”.
La proposta contenuta nella mozione era relativamente semplice e si rifaceva a significative esperienze con la metodologia del testing attuate da una decina d’anni a Berna e Zurigo, il cui scopo è permettere ai consumatori di stupefacenti di verificare la composizione delle sostanze prima di farne uso. L'iniziativa è diretta a tutti quei consumatori di sostanze stupefacenti che i vari servizi di prevenzione non sono riusciti ad agganciare.
L'obiettivo è di informare i consumatori sulla composizione delle sostanze acquisite sul mercato nero, con il preciso intento di aumentarne la consapevolezza del rischio per la propria salute e diminuire i rischi dovuti dall'assunzione di droghe. Obbiettivo non secondario è quello di permettere a polizia e magistratura, oltre che agli operatori sociali, di conoscere in tempo reale, la natura delle sostanze disponibili sul mercato, in modo da poter intervenire tempestivamente.
Nella mozione si sottolineava che il servizio di testing (facilmente assegnabile alle stesse associazioni di assistenza ai tossicodipendenti con costi minimi o nulli per l’apparato statale) non sostituisce i vari organi preposti alla prevenzione e neppure vuole contrapporsi agli organi repressivi dello Stato.
Semplicemente il servizio in questione cerca di diminuire i rischi a cui si espongono i consumatori. Consumatori che, se e quando vogliono disintossicarsi, sono orientati dagli 'street workers' (operatori di strada) verso i servizi specializzati.
Non ritorno sui dettagli della proposta, reperibili nel testo della mozione MO732 (Savoia e cof 22.2.2010).
Nel frattempo – e sono passati più di quattro anni – la mozione è rimasta lettera morta mentre il lodevole Consiglio di Stato non ha trovato il tempo di occuparsene.
Un vero peccato, perché, a dimostrare che il tema è sempre di attualità, viene anche la proposta dell’Associazione Cannabis Ricreativa Ticino del gennaio 2014. Non entro, in questa sede, nel merito della proposta dell’Associazione che pure trovo interessante. Mi preme piuttosto segnalare alcuni punti del parere esperito dal GE il 6 maggio 2014, interpellato dal CdS in merito alla proposta ACRT, che secondo me rendono ancora più evidente il bisogno di strategie in grado di fornire informazioni precoci sul tipo di sostanze che si trovano, in ogni determinato momento, sul “mercato”.
Nella sua presa di posizione ad usum del Consiglio di Stato il GE dice tra l’altro che:
“L’attuale contesto di mercato nero non consente di rilevare compiutamente le caratteristiche della canapa e dei prodotti derivati.” In particolar modo la situazione è difficile per quanto attiene a determinati prodotti derivati dalla canapa, come l’hashish, per il quale “la tipologia delle sostanze da taglio può variare (…) di molto e alcune sostanze riscontrate sono dannose”.
Nella sua lettera all’Ufficio federale di sanità pubblica di qualche settimana fa “L’attuale statuto di sostanza non regolamentata non consente di rilevare le caratteristiche della canapa e dei prodotti derivati. Nei prodotti presenti sul mercato nero la tipologia delle sostanze da taglio può variare (…) e alcune delle sostanze utilizzate non sono innocue.”
Inutile dire che concordo al 100% con la presa di posizione del gruppo di esperti e, quindi, con i contenuti della lettera del Consiglio di Stato all’Ufficio federale di sanità pubblica. Mi sembra altrettanto inutile sottolineare che la metodologia del testing permette alle autorità di venire a conoscenza delle tipologie di sostanze che si trovano sul mercato in tempo reale. Non vi è solo una riduzione del rischio potenziale per i consumatori, ma anche un vantaggio per autorità e operatori sul terreno, in quanto il testing permette di avere un’immagine reale e tempestiva delle tendenze e dei pericoli del mercato in tempi utili per modulare gli interventi a tutti i livelli: repressivi, terapeutici, sociali, informativi.
A conferma che la situazione in Ticino sta evolvendo in senso negativo, e che sul mercato sono ormai presenti sostanze la cui composizione è poco o punto conosciuta, vale la pena di citare l’articolo del criminologo Michel Venturelli apparso sul Caffè il 1 giugno 2014 (“Vetro, lacca e altri veleni per vendere più marijuana”). Una citazione è secondo me particolarmente significativa, e la riporto per intero qui di seguito:
“Insomma, quando tutti sembrano preoccuparsi per gli alti e bassi di THC (uno dei principi attivi della cannabis), emerge che il rischio maggiore per la salute è principalmente dovuto alle manipolazinoi che subisce la mairjuana sul mercato nero.”
L’articolista fa poi esplicito riferimento al “testing”, quando spiega che la situazione da noi è particolarmente difficile perché “a differenza di Berna o Zurigo (in Ticino) non esiste un laboratorio ufficiale dove ilconsumatore può portare le sostanze stupefacenti illegali per farle analizzare.”
“Cosi, continua Venturelli, le autorità spesso neppure si accorgono che circolano stupefacenti che presentano rischi particolari per la salute.”
A seguito di quanto sopra mi permetto quindi di rivolgere le seguenti domande al lodevole Consiglio di Stato.
- Il Consiglio di Stato ritiene che avere un sistema di “early warning” come quello rappresentato dal testing possa essere utile?
- Attualmente, il Consiglio di Stato può affermare che magistratura e polizia conoscano la tipologia delle sostanze presenti sul mercato in tempo utile per modulare gli interventi a tutti i livelli?
- È al corrente il lodevole Consiglio di Stato dei danni gravissimi, in alcuni casi letali, verificatisi nel nostro territorio in tempi recenti, provocati dalla non conoscenza (da parte dei consumatori) delle sostanze presenti sul mercato? Come pensa di affrontare questa problematica?
- A cosa si deve il ritardo nella trattazione della mozione 732 (22.2.2010)? Forse che il Consiglio di Stato non ritiene il tema delle tossicodipendenze e le relative minacce per la salute pubblica sufficientemente prioritario?
Sergio Savoia, deputato al Gran Consiglio
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