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Sergio Roic - Frontalieri a Lugano, è un gioco truccato?
Redazione
13 anni fa

In questi giorni mi capita di avere una discussione politica in un noto ritrovo del centro di Lugano. Vi sono varie persone, anche di schieramenti politici diversi, e si dibatte sulla problematica del lavoro. I camerieri, che stanno per chiudere il locale, sono attentissimi. Li ritrovo alcuni giorni dopo, sempre al loro posto. Mi dicono: ma tu lo sai che qui da noi 15 impiegati su 19 sono frontalieri? Poi snocciolano problematiche simili per quel che concerne altre imprese, ristoranti, commerci. In un noto commercio luganese, gli impiegati sono 103, di cui 98… frontalieri. I due camerieri, residenti di origine straniera e svizzeri da qualche anno, non ce l’hanno coi frontalieri, ma con gli stipendi che quest’ultimi percepiscono, spesso molto più bassi dei loro. Le loro mogli, i figli, i fratelli vorrebbero lavorare in tutti quei commerci, ristoranti, aziende ma costano troppo ai datori di lavoro svizzeri, che preferiscono di gran lunga impiegare frontalieri al loro posto. Ritengo che, in assenza di contratti normali di lavoro e salari minimi garantiti, e in presenza dell’ostilità di varie associazioni padronali a sottoscriverli, il Municipio e il Consiglio Comunale di Lugano, una volta rinnovati, dovrebbero promuovere una strategia di sensibilizzazione che faccia finire una volta per tutte il “gioco truccato” che, a causa dell’ingordigia di pochi che non vogliono concedere stipendi giusti, sta minando la pace sociale del lavoro in Ticino. È ora di smetterla di dire che su questo versante fondamentale per la convivenza cittadina non si può far niente. Sergio Roic, scrittore

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