
Sono clemente con questo Governo perché ho visto i suoi limiti, non tanto dei singoli ma del “governare”, e per questo ritengo con la massima convinzione che se il Governo è in difficoltà o in un “impasse”, il Parlamento può e deve dargli una mano e sopperire là dove può far meglio. Il bene comune è un'emergenza tale che non serve e non basta più distribuire note e pagelle di insufficienza al Governo o a cercare altri colpevoli. Prima che una questione di misure specifiche, è una faccenda di responsabilità e di dovere civile nel rimetterci assieme. Chi ha idee, chi ha risorse ed energie per fare un passo avanti le tiri fuori. È indifferente se provengono dal tavolo del Governo, dagli scranni del Parlamento, dalle seggiole di partito o dalla società civile. Ci vuole un patto di Paese dove prevalga l'idea, il progetto e non le loro paternità o maternità. Il Ticino della globalizzazione non è vaccinato contro la crisi e le sue derive estremiste, come non è immune alle politiche sbagliate di Berna. Negli anni della grande depressione americana fu coniato il concetto dell'uomo dimenticato. Si riferiva a quei cittadini che non avevano mai avuto molto e che in più stavano perdendo anche quel poco: il lavoro, la salute e gli affetti. Oggi lo stesso concetto di cittadino dimenticato lo utilizzerei per quelle persone che in Ticino si alzano ogni mattina per lavorare, che a fatica ma con orgoglio tengono in piedi la loro famiglia, che pagano fino all'ultimo centesimo le imposte, quegli imprenditori che creano lavoro per sé e per gli altri, tutti quelli che dallo Stato non beccano neanche un centesimo di sussidio. Sono moltissimi e dimenticati. Il cittadino dimenticato, in forma aggiornata, merita protezione politica ma anche una speranza che consiste nel rilancio dell’economia, cioè una politica economica seria che punti di nuovo sulla crescita e non sul declino controllato. Per questo ci vuole un nuovo patto di Paese: l’economia da sola non basta e lo Stato da solo non può farcela. Dobbiamo fare qualche cosa. Di mezzo c'è una vastissima categoria di cittadini, famiglie, lavoratori salariati, piccoli proprietari, artigiani, commercianti vari, albergatori, imprenditori di cui lo Stato non si occupa, non hanno diritto ai sussidi o agli aiuti pubblici, non si lamentano, non manifestano e non hanno lobby; per questo ci si dimentica facilmente di loro; salvo chiedergli di lavorare, produrre, pagare, crescere i figli e ubbidire alle leggi, subire le diseconomie dei mercati dopati. Sono loro a tenere assieme e mandare avanti grazie alle loro vite la comunità. Non stiamo fermi ma facciamo qualcosa. Saltiamo la barricata istituzionale e proviamo a coinvolgere la società civile. Cosa impedisce ai politici eletti, ai responsabili di partito, ai dirigenti delle categorie professionali e dei sindacati, ai media di aprire gli armadi contenenti tonnellate di studi e ricette prodotte nell'ultimo decennio per il rilancio del cantone, e sceglierne alcune da concretizzare attraverso la via Parlamentare tracciando una corsia urgente e preferenziale? Non facciamo più per favore nuove analisi, nuovi studi, mettiamoci ad un tavolo e scegliamo alcune proposte buone e valide già esistenti, elaboriamole e affiniamole abbandonando quel micidiale principio paralizzante secondo il quale anche se la proposta è buona ma viene dal fronte avverso è da bocciare a priori. Considerato tutto quanto è archiviato o in circolazione, dal mio osservatorio mi permetto di suggerire qui di seguito una personale e ponderata selezione ad hoc di documenti di base che coprono abbondantemente le necessità del progetto “Patto di Paese” senza ulteriore perdite di tempo e di risorse. Tenuto conto di quanto sopra, chiedo al Governo di aprire formalmente un cantiere strutturato, organizzato e operativo per il rilancio economico. I punti cardine di questa azione dovrebbero essere: 1)Procedere con l’esame dei documenti già esistenti: A) p
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