Cerca e trova immobili
Paolo Ortelli
Senza i livelli servirà più qualità di prima
© CdT/ Chiara Zocchetti
© CdT/ Chiara Zocchetti
Redazione
3 giorni fa
Il presente contributo è l’opinione personale di chi lo ha redatto e non impegna la linea editoriale di Ticinonews.ch. I contributi vengono pubblicati in ordine di ricezione. La redazione si riserva la facoltà di non pubblicare un contenuto o di rimuoverlo in un secondo tempo. In particolare, non verranno pubblicati testi anonimi, incomprensibili o giudicati lesivi. I contributi sono da inviare a [email protected] con tutti i dati che permettano anche l’eventuale verifica dell’attendibilità.

In queste settimane alla luce del relativo messaggio sul superamento dei corsi attitudinali e di base in matematica e tedesco in atto, a più di due anni dall’inizio della sperimentazione, il dibattito politico comincia ad entrare nel vivo. Una sperimentazione che diciamolo subito, da risposte, alcune, ma lascia soprattutto aperte molte domande. Due anni in sei sedi sembrano non aver molto chiarito gli effetti della riforma se introdotta ed estesa sull’intero territorio Cantonale. Eppure, indietro difficilmente si tornerà, e se il Parlamento approverà la modifica, l’estensione inizierà nell’anno scolastico 2027/2028. Presto, quasi certamente troppo presto se non si chiariranno i nodi scoperti.

La domanda decisiva, ormai, non è più se abolire i corsi attitudinali A e B, ma che cosa debba prendere il loro posto. Eliminare i livelli e aggiungere qualche ora di codocenza non basta. Sarebbe una riforma apparente, senza risposta alla domanda delle famiglie: quale futuro formativo offriamo ai nostri figli? I vecchi corsi collocavano gli allievi in categorie rigide, ormai superate, peraltro in solo due materie persino arbitrarie e certamente da sempre discutibili. Abolirli è comprensibile. Ma fingere che tutti raggiungano gli stessi risultati sarebbe altrettanto sbagliato. Superare i livelli non deve significare rinunciare ad una profonda selezione orientativa, forte, insindacabile e  trasparente perché fondata sulle competenze dimostrate. Non più livelli di appartenenza durante la scuola media, dunque, ma livelli di competenza chiari al termine del percorso. Il Cantone, quindi prima di avvallare il percorso sperimentale,  deve definire al più presto un profilo in uscita, articolato in competenze fondamentali, consolidate e avanzate: una descrizione verificabile di ciò che ciascun allievo sa e sa fare. E come e in che forma tutto questo sarà esplicitato. Un verbo trasparente ed una voce sola che deve essere comunicata dal primo giorno ad allievi e famiglie. Senza questi riferimenti, si rischia di togliere ciò che esiste senza costruire ciò che serve. Perchè il passaggio cruciale e decisivo di cui ancora troppo poco si parla e discute riguarda l’accesso alle formazioni postobbligatorie. Se i corsi attitudinali non svolgeranno più una funzione di selezione, pur discutibile e anche giustamente messa in discussione, occorreranno criteri chiari, elevati e coerenti con i diversi percorsi.

Occorrerà tornare a dire onestamente ad allievi e famiglie se sono pronti, ponendo una domanda precisa: «Hai dimostrato di possedere le competenze necessarie?». Perché diciamolo senza giri di parole: senza i livelli servirà più qualità di prima. Servirà una scuola media che torni anche fermare un ragazzo nel suo percorso formativo per consentirgli di consolidarsi e ripartire. Una scuola con una selezione orientativa fondata sui risultati verificabili al termine del percorso, per superare la strutturara attuale, che oggi risulta anacronistica, dei corsi attitudinali in due materie. Licei, scuole specializzate e formazioni professionali, insomma tutto il postobbligo, richiedono preparazioni diverse certo, ma tutte solide e adeguate. Riconoscerlo significa assumersi una responsabilità educativa. La parola “selezione” può non piacere. Cancellarla dal vocabolario, però, non elimina le differenze nelle competenze: le nasconde, rimandando il problema al primo insuccesso. Attenzione, dunque, a non voler curare la febbre rompendo il termometro.

La vera inclusione consiste nell’offrire a ciascuno gli strumenti per raggiungere gli obiettivi richiesti. Servono il coraggio di definirli e requisiti di accesso al postobbligo più esigenti, chiari e applicati con coerenza. Altrimenti, abolendo la selezione precoce, rischieremo di rinunciare anche a preparare i nostri ragazzi e le loro famiglie a scelte consapevoli, oneste e concretamente praticabili.

 

Paolo Ortelli Deputato PLRT

 

I tag di questo articolo