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Segreto bancario: risorsa strategica e vitale!
Redazione
17 anni fa
Nicolò Parente

Durante queste settimane di crisi, o meglio durante questi mesi, sentiamo spesso parlare di Svizzera. Ma all'interno del nostro paese, come stanno le cose? Lugano è per antonomasia la terza piazza finanziaria svizzera. Grazie alla sua prossimità con l'Italia è il punto d'arrivo naturale di molti capitali italiani. Il pericolo di perdere il segreto bancario rappresenta una minaccia molto concreta in questo momento, le cui conseguenze per la Confederazione sarebbero, nel migliore delle ipotesi, apocalittiche. Molti pensano che l'abolizione del nostro storico segreto bancario significhi semplicemente fornire, su richiesta, i dati dei clienti delle banche. In realtà è una questione giuridica, un piccolo dettaglio che potrebbe sconvolgere le cose: se la distinzione tra frode ed evasione fiscale fosse abolita, assisteremmo ad un esodo di banche (dunque pure di posti di lavoro), clienti e miliardi di franchi - lo ripeto miliardi di franchi - dal nostro Paese. Perché una banca straniera dovrebbe restare in Svizzera, in una Svizzera senza segreto bancario? Come recentemente ricordato dal Consigliere federale Hans-Rudolf Merz, il segreto bancario ha quale obiettivo la difesa della sfera privata delle persone. Bisogna ricordare che in Svizzera per i reati di frode fiscale, così come per ogni reato penale, viene già revocato il segreto bancario. Un'eventuale liquidazione, nella connotazione più negativa del termine, del nostro segreto bancario avrebbe, come già detto in precedenza, delle conseguenze incalcolabili per la Confederazione. Essendo ticinese, ben conosco le poche punte di diamante di cui il nostro Cantone dispone, una di queste è senz'altro il segreto bancario. Lugano senza segreto bancario sarebbe una normale città di lago, somigliante a Rio, ma niente di più. Un assaggio di quello che potrebbe verificarsi a seguito della fine del segreto bancario, l'abbiamo già vissuto nel 2002. A quel tempo in Italia al potere c'era Silvio Berlusconi ed il suo ministro dell'economia e delle finanze era Giulio Tremonti. Tremonti, persona intelligente, ma pure proveniente dal nord d'Italia e che quindi ben conosceva la direzione presa dai capitali italiani, propose allora uno scudo fiscale. Questo scudo fu una specie di condono, o amnistia che dir si voglia, che venne estesa ai cittadini italiani aventi capitali non dichiarati all'esterno permettendo loro di regolarizzare i soldi pagando un'irrisoria tassa forfettaria pari al 2,5% del capitale. La pretenziosa iniziativa di Tremonti che volava far rientrare in Italia circa 9'000 miliardi di euro, riuscì a risanare solo 56'000 milioni di euro, di cui soltanto 33'000 milioni rientrarono effettivamente in Italia. Il 60% dei capitali che rientrarono, guarda un po', furono di provenienza svizzera (dunque pure ticinese!) e furono quantificabili in circa 17'000 milioni di euro. Questo fatto, anche se all'epoca non mise in crisi la piazza finanziaria svizzera e con lei anche quella ticinese quale luogo di arrivo principe dei capitali italiani, ci deve far riflettere sugli scenari che potrebbero verificarsi in un futuro prossimo. Se non accetteremo di difendere il nostro segreto bancario dagli attacchi esterni che hanno preso vigore vista la debole posizione della Confederazione ci troveremo nella situazione appena descritta. Il Ticino rischia veramente molto con questa crisi a causa della sua posizione periferica rispetto alla Svizzera che conta e a causa del suo ruolo di piazza finanziaria orientata verso sud. Purtroppo UBS, cedendo alle prime minacce americane, dopo aver consegnato una parte dei nominativi dei clienti americani ha creato un precedente molto pericoloso che i nemici del segreto bancario non smettono d'ingigantire. Anche se non si è ancora espressa sull'argomento, se l'OCSE volesse (ma è soprattutto l'UE a doverci far paura), potrebbe esigere dalla Confederazione la parità di trattamento in materia di scambio d'informazioni che è stata riservata a

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