Cerca e trova immobili
Ospiti
Secondo pilastro: una decisione che incide sul futuro
Redazione
18 anni fa
Meinrado Robbiani

Il Consiglio nazionale si chinerà prossimamente sulla proposta di una ulteriore riduzione del tasso di conversione nella previdenza professionale. Questo parametro, che è espresso in percentuale e che consente di calcolare l’ammontare della rendita di vecchiaia a partire dal capitale accumulato nel corso della vita attiva, è costruito miscelando due ingredienti: la speranza media di vita oltre l’età pensionabile e la previsione di rendimento del capitale previdenziale durante il medesimo periodo. In occasione della prima revisione della legge sulla previdenza professionale (LPP), il tasso è stato adeguato alla prolungata speranza di vita. Ogni decennio si sta infatti assistendo all’incremento di un anno della durata della vita. Era così stato deciso di abbassare gradualmente il tasso di conversione per portarlo dall’iniziale 7,2% al 6,8% entro il 2014. I mutamenti prodottisi in relazione alla seconda componente del tasso (evoluzione dei mercati finanziari) inducono ora ad una ulteriore correzione poiché si prospettano, sul lungo termine, rendimenti inferiori a quelli del passato. Il Consiglio federale, basandosi su appositi studi, propone di abbassare il tasso al 6,4%. In seno alla commissione del Consiglio nazionale che ha preliminarmente esaminato la proposta governativa non sono mancati interrogativi e persino obiezioni. E’ stato fatto presente il pericolo di essere condizionati dal breve termine (andamento dei mercati finanziari negli ultimi anni) in un settore che deve al contrario rimanere innestato sul lungo termine. E’ pure emerso l’interrogativo sulla compatibilità della riduzione del tasso con l’obiettivo sociale assegnato dalla Costituzione al secondo pilastro; la decurtazione del tasso di conversione si traduce infatti in una riduzione delle future rendite che, unitamente a quanto deciso con la prima revisione della LPP, si situa attorno al 12%. Pur con questi interrogativi, la maggioranza della commissione ha ritenuto fondata la proposta del Consiglio federale. E’ stata per contro unanime la convinzione che l’adeguamento del tasso non possa essere disgiunto dalla garanzia, per le istituzioni di previdenza controllate dalle compagnie di assicurazione, di una gestione più trasparente ed equa. La commissione ha deciso di elaborare disposizioni più rigorose in tema di trasparenza e di ripartizione dei benefici ottenuti investendo i capitali previdenziali. Se la maggioranza della commissione ritiene accettabile la riduzione proposta dal Consiglio federale, dissente invece con il governo sulla durata del passaggio al nuovo tasso, al quale propone di giungere in cinque anni (presumibilmente entro il 2014) e non in tre anni. Una mia proposta di giungervi nel 2018 in modo da non sovrapporre e cumulare la riduzione in corso con quella oggi in discussione non ha invece ottenuto la maggioranza. Il dibattito nel plenum del Consiglio nazionale riproporrà il confronto sulla fondatezza di questa riduzione e sulle sue modalità di attuazione. Dietro una scorza piuttosto tecnica, la decisione solleva inevitabilmente alcuni interrogativi tutt’altro che marginali sul funzionamento e sulla finalità del secondo pilastro come pure sulla sua relazione con l’AVS. E’ tuttavia presumibile che il risultato finale sarà quello disegnato dalla commissione. Meinrado Robbiani, consigliere nazionale PPD

© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata