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Matteo Negri
Se ne vedono e se ne sentono di ogni quando si parla di gradi di siccità
©Chiara Zocchetti
©Chiara Zocchetti
Redazione
6 giorni fa
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Negli ultimi anni ogni Comune ha iniziato a definire i propri livelli di allerta, introducendo gradi di siccità, soglie e restrizioni spesso differenti da quelli dei Comuni vicini. Il risultato è che, a parità di condizioni meteorologiche e idrologiche, un Comune può trovarsi in grado 1, quello confinante in grado 2, mentre un altro ancora non applica alcuna limitazione.

Questo genera inevitabilmente confusione tra cittadini, aziende e gestori degli acquedotti, che si trovano a confrontarsi con regole diverse pur condividendo lo stesso territorio e, in molti casi, le stesse risorse idriche.

Forse è arrivato il momento di aprire una riflessione: non sarebbe più opportuno adottare un sistema uniforme, simile a quello utilizzato per la gestione della canicola? In quel caso esistono criteri condivisi e livelli di allerta validi per tutti. Per la siccità, invece, ogni Comune interpreta e applica i propri criteri.

L’idea potrebbe essere quella di definire Grado 1, Grado 2 e Grado 3 con soglie tecniche comuni e misure condivise almeno a livello distrettuale o regionale. In questo modo tutti saprebbero esattamente cosa comporta ogni livello di allerta, evitando interpretazioni differenti e garantendo una comunicazione chiara e coerente.

L’acqua è una risorsa strategica e la sua gestione richiede collaborazione e visione d’insieme. Avere regole uniformi non significa togliere autonomia ai Comuni, ma fornire una base comune su cui costruire decisioni efficaci, comprensibili e coordinate.

Forse è il momento di chiedersi se una maggiore armonizzazione nella gestione della siccità possa rappresentare un passo avanti per tutto il territorio.

Associazione Fontanieri Ticinesi, Matteo Negri (presidente)

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