
La Seco ho illustrato oggi le statistiche sui controlli effettuati lo scorso anno in relazione all’applicazione delle misure d’accompagnamento contro il dumping salariale. Come al solito da Berna la visione è perlomeno strabica, la nostra realtà è ben altra e basterebbe che un dirigente della Seco (tuttora inesistente dopo la partenza di Gaillard) si portasse per qualche giorno in Ticino. Oramai siamo abituati! La parola d’ordine è: tranquilli va tutto bene e intanto siamo quasi sotto le macerie di un terremoto. È quello che sta accadendo in Ticino e in quasi tutte le regioni di frontiera: il disastro economico e occupazionale in atto in tutta Europa sta spingendo migliaia di diseredati a cercare un’occupazione, a qualsiasi costo da noi. E chiaramente gli imprenditori locali e d’importazione, senza alcuna reticenza se ne stanno approfittando a piene mani offrendo salari miserevoli senza alcun ritegno. Un classico che la destra denuncia regolarmente colpevolizzando gli stranieri ma che persegue nella realtà quotidiana. La Seco ha anche il coraggio di affermare che i controlli sono addirittura aumentati addossandosi un merito che, semmai spetta ad altri. Prendiamo l’esempio del Ticino: i controlli sono sì aumentati, ma per esplicita volontà dell’Associazione interprofessionale di controllo (AIC), aumento che però la Seco si è ben guardata dal prendere a suo carico, escludendo tutti quelli fuori contingente. E poi come la mettiamo signor Consigliere federale Schneider - Amman (PLR) con il fatto che il posto di capo della divisione lavoro della Seco è sempre vacante. Alla vigiglia di un pronunciamento sull’apertura della libera circolazione delle persone anche a favore della Croazia le pare logico che il settore più esposto alle pressioni interne ed esterne a causa al dumping salariale dilagante sia da oltre 6 mesi senza responsabile? E, a meno che si voglia demolire tutto il castello dei bilaterali (qualche colpo di piccone siamo sempre pronti a darlo anche noi), o si migliorano le misure d’accompagnamento oppure addio bilaterali e inizio di una guerra protezionistica della cui portata nessuno ha la misura. Chiariti questi aspetti, ci si attendeva da parte della Seco una chiara presa di responsabilità e un’atteggiamento di condanna nei confronti di coloro che, approfittando delle libera circolazione della manodopera e degli squilibri del mercato del lavoro, stanno mettendo in concorrenza fra loro migliaia di lavoratrici e lavoratori offrendo salari da fame.
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