
Interrogazione parlamentare
È un dato di fatto: Si usano meno pesticidi in agricoltura, eppure le acque sono sempre più contaminate. Non è un paradosso: le analisi diventano sempre più accurate e i fenomeni di «contaminazione» hanno effetti anche dopo molti anni. L’ultimo Rapporto nazionale pesticidi dell’Ispra (l’Istituto superiore per la protezione e ricerca ambientale Italia) fornisce dati allarmanti: le acque superficiali (fiumi, laghi, torrenti) «ospitano» pesticidi nel 63,9% dei 1.284 punti di monitoraggio (nel 2012 era il 56,9%); quelle sotterranee nel 31,7% dei 2.463 punti (31% nel 2012).
A Marzo anno corrente, sono state 17 le segnalazioni ricevute dal Servizio sanitario apistico in merito ai casi di sospetta intossicazione acuta di api. In dieci di questi casi è stato possibile dimostrare che la morte degli insetti è dovuta all'utilizzo di pesticidi. Le intossicazioni acute dovute a prodotti fitosanitari sono facilmente riconoscibili dagli apicoltori perchè causano decessi di massa, ma quelle lievi sono più difficilmente riscontrabili. Il numero effettivo di casi potrebbe quindi essere più alto, come indica l'associazione interprofessionale Apiservice.
Nove delle dieci intossicazioni riscontrate sono state causate da neonicotinoidi e sei di queste erano dovute ad una cattiva applicazione del prodotto.
Un’inchiesta della rivista romanda per i consumatori “Bon à savoir” ha evidenziato che anche nei migliori vini svizzeri c’è un vero cocktail di pesticidi.
Vero è che se i produttori devono costantemente fare i conti con il meteo e i parassiti per proteggere la loro materia prima e salvaguardare il prodotto finale, è d’altronde verità che per ora non è ancora chiaro quali siano le conseguenze sulla salute.
Infatti, se ogni singola sostanza rispetta i limiti di legge, non vi sono direttive che definiscano con precisione cosa succede quando le sostanze chimiche si moltiplicano.
I pesticidi si sono imposti negli anni come parte insostituibile dell'agricoltura. La monocoltura, cioè la coltivazione di una sola specie di piante, adottata in vaste aree, e l'omologazione delle varietà di piante destinate alla coltivazione sono tutti elementi che hanno reso più vulnerabile l'ecosistema delle zone coltivate, rendendo di fatto indispensabile l'uso della chimica. L'uso di pesticidi garantisce una produzione senza perdite e soprattutto una migliore qualità commerciale dei prodotti.
L'esposizione ai pesticidi può essere di diversi tipi:
• diretto, per chi li usa nelle operazioni agricole;
• indiretto, per chi vive o frequenta l'ambiente circostante a quello in cui vengono utilizzati;
• alimentare, che è quella cui potenzialmente sono sottoposti tutti i consumatori attraverso l'ingestione di alimenti che contengono residui di pesticidi.
Poiché queste sostanze sono velenose non soltanto per le colture, ma anche per l'uomo e l'ambiente, tutti i pesticidi sono tenuti sotto controllo e devono essere autorizzati per legge prima dell'immissione in commercio. Inoltre l'agricoltore non può farne un uso libero, ma deve attenersi strettamente ad alcune regole precise, come la registrazione di tutti i trattamenti effettuati, il divieto di usare determinati pesticidi in alcune colture, o ancora il rispetto dei tempi di sospensione, cioè il lasso di tempo che deve intercorrere tra il trattamento chimico e il raccolto, per far sì che i pesticidi usati abbiano il tempo di andarsene prima che frutta e verdura arrivino sulle nostre tavole.
Anche rispettando tutte queste precauzioni, però, il rischio nell'uso dei pesticidi rimane molto alto.
Esistono tre tipi tossicità: quella acuta, che si manifesta in caso di incidenti nelle persone che ne fanno uso, come gli agricoltori. L'inalazione e il contatto diretto con i pesticidi possono provocare disturbi immediati, che si manifestano a poche ore dall'esposizione. Molti pesticidi, infatti, penetrano anche attraverso la cute. I sintomi possono essere più o meno gravi, dall'irritazione della pelle ai problemi respiratori, e richiedono un trattamento tempestivo; quella a lungo termine, sempre nelle persone che per lavoro entrano in contatto con queste sostanze tossiche, di cui si stanno studiando tutte le possibili manifestazioni; quella a lungo termine dovuta all'assunzione occasionale di residui nei cibi, di cui si sa ancora molto poco.
I pesticidi non costituiscono un rischio immediato per la salute, ma ciò non significa che si debba sottovalutare la loro presenza, anche in minima quantità, in ciò che si mangia.
Esistono limiti consentiti dalla legge, entro i quali gli studi dimostrano che non ci sono pericoli per la salute, ma essi sono calcolati in tutto il mondo in base alla pericolosità del loro consumo da parte di una persona adulta. Ciò non tiene conto di alcuni fattori molto importanti: gli effetti calcolati su organismi diversi da quello dell'adulto, in particolare sui bambini, che assorbono maggiori quantità di residui perché mangiano di più in proporzione al loro peso corporeo e i cui organi sono ancora in fase di sviluppo, quindi più vulnerabili; la compresenza di residui di più fitofarmaci contemporaneamente, detta tecnicamente multiresiduo, che produce un effetto cocktail dalle conseguenze ancora sconosciute.
Per le facoltà concesse, chiedo al Lodevole Consiglio di Stato:
● Qual’è la situazione attuale in Ticino riguardo l’inquinamento da pesticidi?
● La situazione è migliorata o peggiorata rispetto ai dati passati?
● Quali e quanti controlli sono effettuati sul territorio, e rispettivamente sulle acque?
● Viene effettuata un’analisi microbiologica? Per questa analisi vengono utilizzate le nanotecnologie, per una maggiore accuratezza di verifica?
● Come sono regolamentate, a livello di legge le molecole, che costituiscono i pesticidi?
● Qual’è la situazione sanitaria riguardante gli alveari cantonali?
● In che misura vengono verificati i vini locali?
● È già stata fatta una statistica cantonale in merito agli effetti dei pesticidi sulla salute? Se sì, quali i risultati?
Sara Beretta Piccoli e Matteo Quadranti
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