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Fabio Poma
Sanità: “all you can eat” un modello insostenibile
Redazione
10 mesi fa
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Appellandosi all’art. 127 cpv. 2 della nostra Costituzione, che stabilisce imposte eque, secondo capacità economica, uguaglianza e generalità, alcuni esponenti della sinistra sostengono che i premi della cassa malati dovrebbero essere pagati proporzionalmente al reddito. Dunque, per loro, “l’iniziativa per il 10%” non farebbe altro che rispettare la Costituzione. Non so se queste persone siano semplicemente confuse o vogliano, di proposito, confondere i cittadini. L’art. 127 disciplina solo le imposte, che per chiarezza sono prelievi senza controprestazione diretta. I premi della cassa malati non sono né imposte né tantomeno tasse (prelievi legati a una prestazione specifica dello Stato). Sono contributi assicurativi privati obbligatori. Ogni residente in Svizzera deve stipulare un’assicurazione di base (LAMal) e pagare un premio mensile. Questo premio non dipende dal reddito, ma dall’assicuratore, dalla regione, dall’età e dal modello scelto. Per chi ha un reddito modesto, la legge prevede sussidi cantonali. In Ticino, lo Stato contribuisce a ridurre il premio; sovvenziona un residente su tre. Tutte queste persone sussidiate dovrebbero votare contro l’iniziativa. Non è solo una questione etica, un segno di gratitudine verso lo Stato sarebbe doveroso, ma è anche nel loro interesse. Se vincesse il SÌ, lo Stato dovrà adottare misure di risparmio per compensare un costo stimato in 300 milioni di franchi. È possibile che parte dei sussidi venga rivista al ribasso. La situazione di chi oggi non paga il premio non migliorerà, anzi, rischia di peggiorarla. Questa iniziativa mette in pericolo gli equilibri economico-sociali ed è dannosa anche per il contenimento dei costi della salute. Infatti, si basa sul principio del “all you can eat” (mangia a volontà) a prezzo fisso. In questi casi, è naturale abbuffarsi per sfruttare il prezzo pagato: un comportamento psicologico comune, dove si cerca di massimizzare il proprio “guadagno”. In pratica, l’obbiettivo diventa mangiare fino a sentirsi sazi o oltre, per non sentirsi in perdita. La stessa dinamica potrebbe verificarsi se pagassimo al massimo il 10% del reddito: ci sentiremmo legittimati a sfruttare al massimo i servizi sanitari, quando invece, per abbassare i premi, dovremmo fare l’opposto. Se già oggi si accede alle prestazioni con poca sensibilità alla spesa, con un SÌ si presterebbe ancora meno attenzione. I costi aumenterebbero e ricadrebbero sulle casse pubbliche. Il Governo sarà poi costretto a trovare nuove soluzioni: tagli e aumenti di imposte/tasse. Non è questa la strada giusta. L’iniziativa del PS non solo non risolve il problema, ma lo accentua, mettendo a rischio proprio le fasce più deboli. Le soluzioni facili non esistono, ma questa proposta è troppo semplicistica e miope.

Fabio Poma, gestore patrimoniale

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