
Quando siamo confrontati con una decisione che contrappone due soluzioni ad un medesimo problema ci troviamo spesso in difficoltà nel maturare un’opinione in quanto le argomentazioni contrapposte ci sembrano entrambe valide. Ne è un esempio prossima votazione su iniziativa e controprogetto “per un’AET senza carbone”. Generalmente si tende ad assumere un approccio analitico che consideri i punti di divergenza evitando quelli d’incontro. Da parte mia cercherò invece di fare il contrario. Innanzitutto iniziativa e controprogetto si prefiggono l’obiettivo dell’uscita dal carbone, tuttavia con tempi e modalità differenti. Inoltre sia gli iniziativisti che i sostenitori del controprogetto credono in un maggiore promovimento delle risorse rinnovabili e dell’efficienza energetica. I fautori del controprogetto propongo inoltre la costituzione di un fondo per finanziare progetti concreti in tale ambito. Restando su questo piano d’analisi e riducendo il dibattito ai minimi termini sembrerebbe che entrambi, in fondo, vogliono la stessa cosa. E come dargli torto. Quanti di noi ritengono l’energia prodotta con il carbone sporca ed obsoleta? Quanti ritengono sia meglio approvvigionarsi energeticamente con fonti rispettose dell’ambiente? Credo molti! Ma allora cosa votare? È opportuno osservare ora i punti di divergenza. L’iniziativa accelera di molto i tempi d’uscita dal carbone mentre il controprogetto prevede un’uscita entro il 2035, obiettivo più pragmatico e meno utopistico. Tutti noi vorremmo rinunciare a carbone, gas, petrolio ed al nucleare , ma non possiamo realizzarlo dall’oggi al domani, tanto più che un no a Lünen indurrebbe l’AET ad acquistare energia sul mercato, con il rischio che tale energia non sia pulita e con il risultato di disattendere ogni nostro buon proposito. Non dobbiamo inoltre dimenticare, che la sola azione politica difficilmente potrà avere successo per creare un nuovo corso energetico, dovrà infatti essere supportata da un cambiamento comportamentale dei consumatori. Abbiamo ormai perso quella buona e sana abitudine, insegnataci dai nostri nonni, all’uso parsimonioso delle risorse. Stiamo quindi parlando di un cambiamento culturale che necessita di tempi lunghi. In conclusione: voterò SI al controprogetto e NO all’iniziativa. Riconosco all’iniziativa il merito di aver dato una scossa alla politica energetica cantonale, ma temo il terremoto che ne potrebbe conseguire se venisse accettata. Samuele Cavadini, Granconsigliere PLR
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