
Lugano ritorna alla normalità dopo sbarramenti, paure e tanta, troppa attesa.
Il pacchetto nei pressi del Maghetti conteneva effetti personali, mentre il secondo involucro sospetto, una valigia in Via Ciani, era vuota.Un sospiro di sollievo e si torna alla solita quotidianità. Quale quotidianità?
Negli stessi giorni in cui ci elogiamo per essere in testa alla classifica svizzera delle città più sicure, è necessario ammortizzare un colpo, un brutto colpo. Sì, perché se è bene quello che finisce bene, è ancora meglio se impariamo qualcosa da ciò che è accaduto. E in questa storia, di insegnamenti ce ne sono diversi.
Come scrivevo una settimana fa, dobbiamo smetterla di credere di essere un paradiso di sicurezza. Niente inutili allarmismi, senza dubbio, ma nemmeno superficialità.Impariamo da questo doppio allarme finito al meglio che non siamo l’isola lontana, felice e intangibile che ci piace dipingere e che non siamo dunque immuni dai pericoli fronteggiati dalle più grandi città europee.
Aumentiamo i controlli dove possibile e senza ricadere nell’eccesso di uno stato blindato, potenziamo lo studio sull’identificazione dei luoghi sensibili, prepariamoci a situazioni di crisi improvvisa, progettiamo un sistema di allerta efficace perché anche noi ne abbiamo bisogno, non meno di città come Zurigo o Ginevra.Ma soprattutto valutiamo il potenziamento della prontezza d’intervento nel nostro cantone perché forse, in futuro, aspettare esperti provenienti da Zurigo potrebbe farci perdere tempo che non abbiamo.
Roberto PezzoliCandidato al Consiglio comunale di Minusio
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