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Roberto Martinotti - Liberiamoci da pregiudizi, odio e ignoranza
Redazione
13 anni fa

Liberiamo la mente dai pregiudizi, dall'odio e dall'ignoranza

Da sempre mi hanno insegnato il rispetto dell'altro: delle idee dell'altro, dell'individuo come tale, qualunque sia il colore della sua pelle, da qualunque Stato provenga e qualunque sia la sua estrazione sociale. Non mi sono mai permesso e mai mi permetterò di denigrare, insultare o mettere a disagio le persone che non la pensano come me. La persona va rispettata. Il confronto anche acceso di idee va fatto sempre nel rispetto delle persone.

In vista della manifestazione di Lugano del 19 ottobre il Mattino della Domenica e il sito della Lega non si sono risparmiati nelle loro denigrazioni degli organizzatori. Noi non cadremo nelle provocazioni. Noi, al contrario, vogliamo andare tranquillamente in piazza a ribadire la nostra opposizione ad una modalità, troppo spessa tollerata, di denigrazione gratuita e di intimidazione reazionaria attraverso il linguaggio scurrile e considerazioni indegne.

Noi vogliamo scendere in Piazza Manzoni sabato mattina a manifestare il disagio dei lavoratori in Ticino, che da troppo tempo subiscono le ingiurie di certo padronato. Che da troppo tempo devono sottostare al ribasso delle condizioni di lavoro e subire la pressione di fenomeni inauditi di dumping salariale. Anche i lavoratori del settore pubblico e para-pubblico (quegli appestati che secondo Lorenzo Quadri rubano ai contribuenti lo stipendio) sono stanchi di essere diventati anno dopo anno il bancomat dello Stato. Vogliamo il rispetto per il nostro lavoro che viene svolto sul territorio per la popolazione bisognosa: nelle case per anziani (che si trovano oggi senza un contratto collettivo di lavoro per colpa di un padronato aggressivo), nelle istituzioni sociali o ancora negli ospedali. Chiediamo un rispetto che con il continuo taglio delle condizioni di lavoro mette tra parentesi: forse perché siamo considerati lavoratori da spremere, visto che dopotutto, come dice Quadri, il nostro salario lo ruberemmo.

Ribadiremo quindi il nostro no ai tagli dei salari e il nostro sì a un salario minimo di 4'000 fr mensili adeguato alla dignità dei lavoratori. Diremo basta al razzismo, perché il Ticinese deve ricordarsi di cosa ha significato per molti dei nostri avi emigrare per lavorare all’estero e sfuggire alla fame. I nostri avi ci hanno insegnato che se il pane non lo si trova in casa bisogna andare a guadagnarselo fuori dai nostri confini. Dovremmo rispettare un pochino almeno, oggi, chi fa la stessa cosa. Il 19 ottobre a Lugano dimostreremo una volta ancora che con le parole, non con il turpiloquio gratuito, con la compattezza e l'unione, non seminando zizzania, si possono creare i presupposti per un’azione tra tutti i lavoratori, che sia finalizzata al miglioramento delle condizioni economiche e sociali di tutta la popolazione ticinese.

Roberto Martinotti, presidente VPOD Ticino

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