
Lo Stato e i Comuni, attraverso i contratti di prestazione con le istituzioni sociosanitarie, garantiscono il buon funzionamento delle strutture atte alla presa a carico delle persone anziane, dei giovani in difficoltà come pure degli invalidi. Per questo essi non possono permettere l'attacco ai contratti collettivi di lavoro, come sta avvenendo nelle case anziani. Non possiamo che essere indignati dal pericoloso atteggiamento di certe case per anziani, convinte che solo con il terrore dettato dalla mancanza di contratti collettivi di lavoro si possa, da un lato soggiogare i propri dipendenti, e dall'altro dare una migliore accoglienza ai propri utenti. È qui che si sbagliano, perché solo con dei lavoratori soddisfatti delle proprie condizioni di lavoro si potranno dare delle prestazioni sempre più ottimali per i nostri cari anziani. I dipendenti delle case anziani si stanno battendo per difendere il loro contratto collettivo di lavoro (il Regolamento organico delle case anziani – ROCA) e impedire che venga svuotato nei contenuti dai manager neoliberisti. Ho appreso con piacere della decisione dei dipendenti delle case anziani affiliati al sindacato VPOD di lanciare e far sottoscrivere una petizione a tutta la popolazione ticinese per difendere la loro dignità professionale e non diventare l’ultima ruota del carro del settore sociosanitario. A mio parere in Svizzera bisognerebbe ancorare il riconoscimento dei contributi cantonali e federali all'obbligatorietà della firma dei contratti collettivi di lavoro: speriamo che a livello federale si stabilisca una regola di questo tipo, che potrebbe garantire ai lavoratori del settore sociosanitario svizzero la necessaria tranquillità sul posto di lavoro. Sono molto preoccupato degli attacchi che si stanno profilando a livello ticinese contro i contratti collettivi del settore sociosanitario, con la benedizione a quanto sembra anche del consigliere di Stato Beltraminelli, che in una recente riunione con i nostri sindacalisti ha detto che i dipendenti di questo settore sono troppo ben trattati e che possono senz’altro sopportare per il secondo anno consecutivo il taglio dei contributi cantonali del 1,8%! La riconferma anche per il 2014 del taglio del 1,8% dei contributi cantonali al settore sociosanitario aumenta purtroppo la pressione sui contratti collettivi di lavoro e favorisce l’uscita dai contratti collettivi di lavoro. Con l'uscita dai contratti collettivi di lavoro si innesta il pericoloso tranello del gioco al ribasso dei salari, del peggioramento delle condizioni di lavoro e dell’insicurezza del posto di lavoro. Spesso mi domando se i datori di lavoro si rendono conto che in questo modo si umilia il lavoratore che crede nel suo lavoro e nella sua capacità di aiuto verso le persone quotidianamente prese a carico. Il peggioramento delle condizioni di lavoro dei dipendenti sociosanitari si può leggere anche come una umiliante mancanza di credibilità verso la loro professionalità. E la disdetta dei contratti collettivi di lavoro apre infine la strada al nefasto dumping salariale. Per questo invito tutte le istituzioni sociosanitarie, senza eccezioni, a mantenere e sottoscrivere validi contratti collettivi di lavoro. Roberto Martinotti, presidente Sindacato VPOD Regione Ticino
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