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Roberto Badaracco: 'Tre riflessioni sulle Commissioni di quartiere'
Redazione
17 anni fa

L’accesa discussione di qualche sera fa in Consiglio comunale a Lugano circa il coinvolgimento delle Commissioni di quartiere (CQ) nei processi decisionali e la loro rappresentatività politica serve da spunto per alcune riflessioni. Le questioni più controverse erano tre: 1) la suddivisione dei seggi nelle CQ secondo la forza partitica espressa per il solo quartiere; 2) la loro obbligatoria consultazione da parte dell’esecutivo nella fase di allestimento di messaggi con un impatto sul quartiere; 3) la cosiddetta “spoliticizzazione” delle CQ con nomina da parte di un’assemblea. Queste richieste, provenienti dai banchi PS e PPD, sono state respinte a larga maggioranza. Quali le ragioni? Di metodo e di sostanza. 1) la spartizione politica dei singoli quartieri non fa parte del DNA della nuova Lugano. Rischieremmo di ritornare indietro anni luce creando di fatto 17 piccoli feudi all’interno della città. Ognuno con le sue logiche e particolari dinamiche, antagonismi e protagonismi, inconciliabili con il bene del quartiere. Le CQ sono state invece costituite per fare da antenne e riportare l’umore dei cittadini, indipendentemente dal colore partitico; 2) imporre una loro consultazione obbligatoria da parte del Municipio prima di emanare un messaggio sconvolgerebbe la loro stessa funzione meramente consultiva. Il reale rischio è quello di generare interferenze difficilmente controllabili e di limitare drasticamente l’autonomia e le prerogative progettuali dell’esecutivo, fondate su riflessioni d’insieme e non sul particolare, con un’inutile sovrapposizione di ruoli. Ciò non equivale certo a togliere loro dignità ed attributi; 3) pensare di slegare completamente le CQ dalla politica è mera utopia e sola retorica. È meglio disporre di membri filtrati dai partiti che garantiscono serietà e sensibilità ai problemi, che condurre un fittizio esercizio di democrazia che in realtà tale non è. Un’assemblea può essere facilmente pilotata e condurre ad abusi ancora peggiori. La nomina partitica, il minore dei mali, assicura almeno stabilità ed efficienza alle CQ. In definitiva queste proposte non guardano al futuro ma tornano al passato. La nuova realtà aggregativa persegue al contrario la concretizzazione di uno spirito cittadino unico e il consolidamento di un territorio coeso. Così si divide la città attraverso steccati territoriali e partitici. Logiche antiquate e passatiste, da superare per sempre. Occorre cambiare definitivamente mentalità ed approccio, affrontando le problematiche con una strategia globale e con vedute ad ampio respiro. Le CQ sono importanti ed indispensabili antenne sul territorio che devono prima di tutto unire le varie componenti presenti in città, facendole meglio conoscere e producendo sinergie. Il futuro non è il ritorno alla logica di quartiere, ma il perfezionamento della nuova entità urbana. Un plauso sentito alle CQ che svolgono un prezioso lavoro dietro le quinte. Roberto Badaracco, capogruppo PLR CC Lugano

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