
Negli ultimi anni le mense scolastiche e la loro introduzione a livello generalizzato – aperte a tutti quindi, senza criteri di ammissione selettivi per accedervi – sono diventate uno dei temi caldi del dibattito sulla politica familiare. Alla base vi è la necessità di una migliore conciliabilità tra famiglia ed attività professionale, delle donne particolarmente ma non solo. Anche Lugano non fa eccezione. Una mozione di alcuni anni fa relativa alle scuole elementari è tuttora pendente e recentemente, mediante un’interrogazione, tutte le donne del legislativo ne hanno postulato a gran voce l’evasione. I mutamenti delle forme familiari e dei modi di vita (nuclei bi- e monoparentali, entrambi genitori attivi professionalmente) e i cambiamenti intervenuti nel mondo del lavoro, sono i principali responsabili di questa situazione che impone una risposta rapida da parte della società civile, privati ed enti pubblici. Questa evoluzione sociale (involuzione per alcuni, ma tornare indietro è impossibile) richiede strutture e servizi adeguati e soluzioni in grado di favorire un ottimale equilibrio fra le esigenze della famiglia e la tutela del benessere dei genitori e soprattutto dei bambini. La problematica è sicuramente complessa e i principali nodi da sciogliere riguardano gli aspetti educativi e sociali, finanziari e di gestione. La mensa deve rimanere commisurata ad un reale bisogno della famiglia e non deve trasformarsi in una facile scappatoia deresponsabilizzante, con l’abdicazione dei genitori dal proprio ruolo di principali educatori. Certo, sarebbe auspicabile che i genitori possano trascorrere qualche ora in più con i loro figli, in un ambiente familiare, libero da sollecitazioni esterne e da dinamiche di gruppo. Ma la realtà spesso è un’altra, fatta di tanti bambini soli davanti alla televisione. Allora la mensa può diventare un luogo di incontro, di socializzazione e, perché no, di formazione tramite lo svolgimento di piccole attività artigianali e sportive. Per la loro impostazione sussistono vari modelli. Dall’opzione pubblica, non forzatamente gestita dalla scuola ed autofinanziata, a soluzioni miste con l’interazione di privati (enti ed associazioni) o addirittura con l’intera gestione da parte di privati (società di catering). Occorre sfatare il mito che sia sempre l’ente pubblico a doversi assumere questi incarichi. In definitiva è necessario disporre di strutture adeguate (refettori e cucine) e poter gestire il tutto in maniera efficiente (gestione corrente della parte alimentare e delle risorse umane). Dal profilo finanziario ogni famiglia dovrà contribuire al pagamento della refezione dei propri figli tramite il pagamento di un importo commisurato al reddito percepito e alle loro potenzialità finanziarie. Ora è il momento che l’esecutivo studi seriamente il problema ed esamini la sua fattibilità dal profilo educativo, sociale, finanziario e delle risorse umane, sottoponendo al legislativo cittadino utile materiale di valutazione e concrete alternative. Se si aggiungerà quest’ulteriore tassello alla già ottima offerta educativa e sociale cittadina, le famiglie attive sul territorio potranno ulteriormente migliorare la propria qualità di vita a tutto vantaggio della complessiva competitività di Lugano. Roberto Badaracco, Capogruppo PLR CC Lugano
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